<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715</id><updated>2012-01-20T08:32:59.491+01:00</updated><category term='(Controcorriere)'/><category term='ANDREA PAZIENZA'/><category term='MAGNUS'/><category term='... Roberto Carubbi'/><category term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><category term='immagini'/><category term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>ANDREA PAZIENZA E L'ERA ZIO FEININGER</title><subtitle type='html'>racconto di Alberto Rapisarda, Andrea Baldazzi e Roberto Carubbi</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>36</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-3133794460998874792</id><published>2011-07-21T07:00:00.007+02:00</published><updated>2011-12-09T18:14:43.618+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='(Controcorriere)'/><title type='text'>I sacrifici agli elettori - di Alberto Rapisarda</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ormai sappiamo bene che la nostra è una situazione disagevole, umiliante e persino apparentemente senza fine. Siamo in un periodo in cui è necessario recuperare gli sperperi fatti nel passato, e questo compito è stato - ragionevolmente - distribuito. L'entrata nella moneta unica europea dovrebbe ricordarci che Prodi sciolse un dilemma: i parametri richiesti erano difficili da rispettare, ma ce l'abbiamo fatta, come direbbe John Wayne alla fine dal trasbordo dell'oro di Fort Knox.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto rimane amletico: a chi spettano i sacrifici? Le risposta non c'è, poichè sarebbe lungo e penoso processo storico capire di chi è la responsabilità degli sprechi, anche se si può ragionevolmente supporre che sia distribuita egualmente: in anni in cui il governo attizzava il fuoco dellla "Milano da bere", gli yuppies erano esattamente quelli dei film di Carlo Vanzina  - per un soldo ricevuto, la Cicala cantava subito la canzone dei propri ottimistici stili di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora siamo un po' sbilanciati: Prodi, da saggio, avvisò che la strada era lunga e faticosa, ma il percorso che porta al recupero non può essere sulle spalle del popolo degli elettori. Lasciamo da parte, magari per sempre, l'Italia dei festini e cose poco onorevoli, che però capitano ovunque, mentre è saggio che i governanti, con le loro auto blu, gli ingressi gratis ovunque, ed altri privilegi, inizino da sè stessi, per indicare la ripresa di un automobile oramai rimasta in secca.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-3133794460998874792?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/3133794460998874792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=3133794460998874792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/3133794460998874792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/3133794460998874792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2011/07/i-sacrifici-agli-elettori-di-alberto.html' title='I sacrifici agli elettori - di Alberto Rapisarda'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-231338167691226944</id><published>2011-06-23T08:52:00.003+02:00</published><updated>2011-07-21T06:59:57.329+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='(Controcorriere)'/><title type='text'>La parola al governo - di Alberto Rapisarda</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;I commentatori vedono in B. un cadavere che cammina, ed a parte qualche rito haitiano di Tremonti, non si può dire che goda buona salute. La mannaia dei referendum e delle amministrative  sono solo uno specchietto per le allodole: il problema è che questo è un governo balneare, come si disse ai suoi tempi, dove ognuno recita una parte che gli compete, da Commedia dell'Arte, e per il resto improvvisa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esempi stranieri di strenuo attaccamento al potere hanno però fatto comprendere alla classe politica che ci voleva, di tanto in tanto, un consenso basato su tematiche di ampia attesa popolare: il giovanilismo, l'europa, la banda larga ed internet. Sia che le cose si concretizzino, sia che falliscano, resta una remota possibilità che un certo schieramento politico passi agli annali per qualche celebre "bonifica".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, fare baronetti i Beatles è tutt'altro che concessione al delirio delle folle, mentre i mega concerti con Alicia Keys e gli U2, sono assolutamente funzionali alla elezione del primo presidente nero della storia degli USA. Resta un dubbio su chi abbia portato l'Italia nell'Euro, che a suo tempo era responsabilità di Prodi: ora il merito dell'Europa unita, da cui tutti vorrebbero andarsene, è dimenticato, ma la figura di B. di ieri ha dimostrato che in un discorso alle camere, di una parola chiave, è anch'esso dimentico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-231338167691226944?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/231338167691226944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=231338167691226944' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/231338167691226944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/231338167691226944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2011/06/la-parola-al-governo-di-alberto.html' title='La parola al governo - di Alberto Rapisarda'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-4321293070706853130</id><published>2011-06-16T07:35:00.000+02:00</published><updated>2011-06-16T07:36:52.322+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='(Controcorriere)'/><title type='text'>I referendari hanno la memoria lunga - di Alberto Rapisarda</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Chi non ricorda Bettino Craxi, qualche giorno in anticipo sul quesito referendario che mise in discussione la sua capacità legiferatirice, "Io domenica vado al mare". Al mare ci rimase. Ancora, in una raffica di referendum, il governo pose riparo, legiferando in tutta celerità alla meno male, rendendo così inutili alcuni dei quesiti. In effetti è venuto a noia, lo strumento referendum, monopolizzato da Pannella e da un pargolo di un Presidente - entrambi oramai conoscono bene i canali per l'ammissione.&lt;br /&gt;Il fatto è che la discipilina giuridica, quantunque complessa, si può cambiare sottilmente, pur inosservati. Non è difficile né replicare la normativa, appena appena modificata, né sottrarsi al giudizio del Popolo. Non scherziamo su tale termine, nemmeno poi obsoleto, se un quesito legislativo smuove milioni di persone, sottratte a dolcissime serate mediterranee, in cui, tra le otto e le dieci di sera, gli elettori significano decisamente la percentuale di "validità", decidono insomma tra la televisione nullafacente, e l'autodeterminazione.&lt;br /&gt;Allorchè, nei ricordi di Albert Camus, il popolo si rovesciava nelle piazze, alla mattina arieggiata delle regioni algerine, per assistere ad un crimine che era ritenuto "particolarmente odioso", è difficile dire se si trattasse della memoria per ciò che il condannato al patibolo commise, mesi addietro, oppure per la discutibile gogna mediatica che imponeva ad un popolo amante del "cafè" e di sommesse passeggiate serali, di alzarsi nottetempo per testimoniare allo Stato l'uccisione di un proprio simile.&lt;br /&gt;In effetti anche con Bettino Craxi andò così: distrutto dai quotidiani con le monetine sparate su commissione, poi esiliato ad Hammamet, dove i bene informati videro pure l'acqua zampillare liberamente in un giardino-oasi di zone paradesertiche. Pure antiche ipotesi referendarie che inorgogliscono noi "drogati", noi "omosessuali", sono il contario della vita: facoltà di uccidere un feto, di distribuire tossine in piccole dosi, di assistere un malato con inieizione letale - ma lasciamo correre.&lt;br /&gt;Le sommosse popolari hanno tali desiderabili caratteristiche, pongono alla gogna un odioso delitto, su commissione di uno schieramente mediatico opposto all'analogo, temporaneamente maggiormente legittimato. Ricordiamo con piacere gli anni in cui "non se ne può più del referendum", o, come probabilmente avviserebbe Max Pezzali nella sua ultima hit, "sono solo una gigantesca buffonata, sono davvero tantissimi e se ti dicessi cosa voto, sinceramente non lo so".&lt;br /&gt;Alcuni anni erano anni davvero formidabili - il popolo scendeva in "piazza" per protestare dei metodi contorti di poteri significativi, veduti contrapporsi con disegni contorti, con addestramenti militari, con neve che scendeva - bianca. Oggidì nessun timore: possiamo prendere istruzioni dalle proiezioni doxa, da tantissimo spam Internet, ma soprattutto, per uscire di casa e segnare una Croce, da - non dimentichiamoci mai chi ne detiene la propietà - carta stampata e televisione digitale terrestre.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-4321293070706853130?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/4321293070706853130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=4321293070706853130' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/4321293070706853130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/4321293070706853130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2011/06/i-referendari-hanno-la-memoria-lunga-di.html' title='I referendari hanno la memoria lunga - di Alberto Rapisarda'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-4624485469769576517</id><published>2011-06-09T07:43:00.005+02:00</published><updated>2011-06-09T08:14:33.918+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='(Controcorriere)'/><title type='text'>I telepredicatori hanno vita facile - di Alberto Rapisarda</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ci risiamo, gli editti bulgari vengono autoimposti dagli stessi destinatari. Questa volta trattasi di un conduttore che ha viaggiato di rete in rete (compresa Mediaset) nella convinzione inconscia che ognuno è sostituibile. B. aveva cercato di spiegarlo alla RAI ai tempi della acquisizione di Baudo, la Carrà e - chi era? - la Bonaccorti. Furono proprio le ferme parole di Zavoli all'epoca, a gelare lo schock mediatico, "nessuno è insostituibile", e, ancora "ciò che la gente segue è il programma, non un telepredicatore", ed infatti "Mi manda Lubrano" divenne...&lt;br /&gt;Su "Quinto Potere" il telepredicatore annuncia il suo suicidio in diretta, e ciò fa levitare gli ascolti. Oggidì siamo oramai avezzi a tali megalomani. Un po' martiri, un po' cristologici, insinuano la propria resurrezione già all'abbandono (della rete) per rinascere su un'altra rete. Sembra un trucchetto - chi sa cosa succede dietro le quinte di un programma televisivo? per definizione fasullo - come i colpi di scena nelle telenovelas, dove drammaturgia e vicende strappalacrime consolidano l'affetto dell'aficionado.&lt;br /&gt;Dunque perchè Garimberti non tenta il colpaccio? Riaprendo il programma col titolo "Annoraidue", può trattare per la conduzione con Lerner, Flores, e magari persino Zavoli. Nel mentre, Santoro riapproderà sul lido libero "La 7", dove darà improbabile battaglia, già sconfitto dai decoder della DTV, troppo complicati per trovarlo facilmente. La RAI, ebraicamente, potrebbe persino scommettere su un volto giovane, cercando senza tanto timore un nuovo Messia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-4624485469769576517?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/4624485469769576517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=4624485469769576517' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/4624485469769576517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/4624485469769576517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2011/06/i-telepredicatori-hanno-vita-facile-di.html' title='I telepredicatori hanno vita facile - di Alberto Rapisarda'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-3710750728753732368</id><published>2011-06-02T10:57:00.011+02:00</published><updated>2011-06-02T12:04:16.225+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='(Controcorriere)'/><title type='text'>Il complotto della crisi - di Alberto Rapisarda</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Continuare a promuovere allarmismo sulla crisi mondiale, obnubila la nozione comune secondo cui il panico si sia diffuso per un limitato numero di fattori - il "sacco" della &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Borsa di New York&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;, l'ascesa a potere di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;B.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; in Italia, e una generale confusione istituzionale tedesca: tre nazioni trainanti del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;G8,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; sufficenti a causare sfiducia in mercati che godrebbero altrimenti di ottima salute -, ma non equivochiamo: nemmeno B. è così agile nel sottomettere l'economia mondiale ai propri interessi bancari, piuttosto s'avverte una manipolazione dell'informazione istituzionale (i canali tradizionali, come televisione e servizi sociali quali le Agenzie del Lavoro), che richiama un bel graphic novel - con doverosa introduzione italiana di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Umberto Eco&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; - uscito per &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Einaudi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;"Il Complotto"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; del fumettista &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Will Eisner&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;.&lt;br /&gt;Là - un romanzo grafico complesso e sofferto - Eisner ricostruisce la genesi della voce ottocentesca sul "complotto" ebraico per sovvertire l'economia ed i gangli del potere mondiali, portando alla luce numerosi fatti - ampiamente confermati da diverse fonti, e che l'autore confronta con consolidati studiosi del settore - che narrano di un libello fasullo: una persona di poche idee ma di enorme malvagità, redige un documento che screditi il popolo ebraico, solitamente riservato e lavoratore, che mantiene le proprie radici post-diaspora attraverso una comune pratica del reciproco aiuto: politica della "raccomandazione" - come diremmo oggi -, che non sottrasse mai i propri membri alla severità dello studio della Bibbia, alla pratica della gavetta, al rispetto per saggi ed anziani.&lt;br /&gt;Non potrebbe il piccolo gruppo di associati a delinquere di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Wall Street&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; ottenere altrettanto, quando la propria visione dell'universo si limita ad un ordinario manicomio di golf club, di macchinoni con vari leasing ed assicurazioni ad essi associate, ed una - questo è difficile giudicarlo, ma consegue - fiabesca vita nella villetta in zona bene: quotidiano sulla porta di casa, figlioli al college e consorti dall'estetista, come lo schoccato "&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Insider&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;" di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Michael Mann&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;: l'unica soluzione al complotto della cupa "recessione", come vociferano nei paesi emergenti, è  la scuola del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Cardinale Mazarin&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; col suo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;"il popolo si governa soprattutto con la superstizione"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;: non è difficile supporre che la Banda Bassotti di Wall Street, dopo aver lungamente dissimulato il colpaccio, abbia deciso per un avvertimento agli innocenti: la cacca sul tappeto dei ladri d'appartamento romani, le sparizioni nel nulla delle compite direttici degli Uffici Postali, o meglio, lo sgonfiarsi improvviso - forse involontario - del pallone d'aria che i &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Beagle Boys &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Carl Barks&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; introducevano nelle riserva aurea di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Paperone&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;, per mantene il "livello" alle sottrazioni giornaliere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-3710750728753732368?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/3710750728753732368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=3710750728753732368' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/3710750728753732368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/3710750728753732368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2011/06/il-complotto-della-crisi-di-alberto.html' title='Il complotto della crisi - di Alberto Rapisarda'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-171832550414417620</id><published>2011-05-26T08:39:00.005+02:00</published><updated>2011-05-26T09:07:00.841+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='(Controcorriere)'/><title type='text'>Il mio cavallo per un regno - di Alberto Rapisarda</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La proverbiale ignavia della nostra classe politica, assai compresa a legiferare nei pressi delle vacanze estive o natalizie, ma poi nulla, è stigmatizzata da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Albert Camus&lt;/span&gt;, nella sua piéce teatrale "&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Caligola"&lt;/span&gt;: l'imperatore romano, pazzo di dolore per la perdita della sorella, conclude che i senatori possono essere rimpiazzati da qualunque soggetto, una pietra, un cavallo (come ricorda anche l'aneddotica storica). Più pop, anche &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;S&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;tan Lee&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;inaugura su un fumetto celebre USA il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dottor Destino&lt;/span&gt;, sovrano mitteleuropeo, che decide d'un tratto di eliminare tutta la popolazione del suo stato, totalmente accessoria alle proprie smanie di potere.&lt;br /&gt;In realtà i nostri governanti qualcosa combinano, con discreto impegno. I temi classici dell'inconcludenza (Il ponte Reggio-Messina, l'alta velocità, la banda larga) sono affrontati con scrupolo da alcuni visionari bi-partisan, ma restano impossibili da concludere, probabilmente più per il gigantismo dei vocaboli (Ponte, Alta, Larga) che per una reale incapacità delle commissioni di consegnare progetti, del parlamento di dibattere, del governo di farsi titolare di un'opera pubblica.&lt;br /&gt;Cosa possa aiutare il nostro popolo a prendere decisioni, probabilmente chiederebbe un minimo di analisi della mitologia Luterana anglosassone, capace di fidare in un ex-alcolista come capo dell'esercito mondiale, ma decisa a rinnovare e ripulire - con la saggia mediazione dei media allargati (testate storiche, web) - qualunque scandalo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Profumo&lt;/span&gt;, o gli accessi disinvolti di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Monica&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lewinsky&lt;/span&gt; nella stanza ovale, ricominciando verginali l'attività di governo - dal medesimo punto, ma con censorio orgoglio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-171832550414417620?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/171832550414417620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=171832550414417620' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/171832550414417620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/171832550414417620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2011/05/il-mio-cavallo-per-un-regno-di-alberto.html' title='Il mio cavallo per un regno - di Alberto Rapisarda'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-3189985121472776749</id><published>2010-11-11T08:32:00.020+01:00</published><updated>2011-05-26T08:39:43.779+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='(Controcorriere)'/><title type='text'>Ruby e l'Italia di B. - di Alberto Rapisarda</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La vicenda di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ruby&lt;/span&gt;, la timida marocchina che attizza i &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;presidenti del consiglio&lt;/span&gt;, è purtroppo lo specchio di una parte dell'Italia d'oggi. Mi sovviene &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mario Capanna&lt;/span&gt;, immancabile polemista sulla cui correttezza personale e politica tutti però concordano. Egli dedica il suo libro &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"Speranze" &lt;/span&gt;ad un giovane che gli chiedeva consigli di vita: per l'esattezza trattasi di una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;lettera lunga un libro &lt;/span&gt;a quell'adolescente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Ma per &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;B.&lt;/span&gt; i rapporti con la gioventù meritano un'approccio diverso, buste con settemila euro,  proposte di ambienti sicuramente destabilizzanti per una ragazzina giovane e bella, ed altre bizzarrie. La first lady &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;V.&lt;/span&gt; tuttavia commenta - su qualche quotidiano "in mano alla sinistra" - che il marito sgradisce persino partecipare ai compleanni dei figli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;B.&lt;/span&gt; dice  che il suo sentimento per la ragazza straniera è motivato dalla solidarietà: sono sicuro di ciò, anzi credo che B. sia profondamente sincero. Tuttavia la mia piccola biblioteca, nello scaffale dedicato ai volumi di politica e storia, affianca la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Costituzione Italiana&lt;/span&gt;, un &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Millelire&lt;/span&gt; su come votare, e un bel saggio su &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Romano Prodi&lt;/span&gt;, allo straordinario "&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Dialogo sulla solidarieta'"&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Massimo Cacciari&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Carlo M. Martini&lt;/span&gt;, alle belle memorie del radicale seguace di Gesù &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Don Mazzi&lt;/span&gt; - ed infine vari volumotti di puro argomento sociale/solidale, tra cui uno sconcertante scritto della mia antica docente di psicologia (studiavo come Educatore ed Animatore per la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Regione Veneto&lt;/span&gt;) su quanto sia difficile accogliere i bambini seviziati in famiglia. A dimostrazione che la solidarietà si costruisce  faticosamente giorno per giorno, e che inoltre un'idea di Stato [sicuramente un buon governo deve utilizzare moltissima &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Real Politik&lt;/span&gt;, soddisfare ampie piattaforme (come si diceva molti anni fa), dialogare, mediare, promuovere guerre, infine diventare impopolare], ma tutto ciò può distogliere solo marginalmente dalla direttrice originale che il politico  percorre ...  che ovviamente ha deciso nel proprio intimo con un minimo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;intelligenza sociale&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-3189985121472776749?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/3189985121472776749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=3189985121472776749' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/3189985121472776749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/3189985121472776749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2010/11/litalia-di-b.html' title='Ruby e l&apos;Italia di B. - di Alberto Rapisarda'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-117127887308214016</id><published>2010-02-12T12:10:00.000+01:00</published><updated>2010-11-17T21:48:52.886+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><title type='text'>NO WORDS: Andrea Pazienza ad Alcatraz nel giugno 1984</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/640457/Alcatraz_Andrea_pazienza_Francesca.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/320/944805/Alcatraz_Andrea_pazienza_Francesca.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/818304/Alcatraz_Andrea_Pazienza_01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/320/175044/Alcatraz_Andrea_Pazienza_01.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/925830/Alcatraz_Andrea_Pazienza_Zio_Feininger.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/320/955212/Alcatraz_Andrea_Pazienza_Zio_Feininger.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-117127887308214016?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/117127887308214016/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=117127887308214016' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/117127887308214016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/117127887308214016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2007/02/no-words-ad-alcatraz-nel-giugno-1984.html' title='NO WORDS: Andrea Pazienza ad Alcatraz nel giugno 1984'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115920029130370551</id><published>2008-09-25T17:18:00.000+02:00</published><updated>2010-11-17T21:50:04.833+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><title type='text'>Gli inediti di Andrea Pazienza: "Hot Dogs" di Baldazzi e Rapisarda</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/4049/2948/1600/riki01.7.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4049/2948/400/riki01.7.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Avrei voluto continuare il flusso dei ricordi iniziato in questo blog attraverso tutte le fasi che portarono &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Riki&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Andrews&lt;/span&gt; a divenire un &lt;b&gt;&lt;i&gt;happening&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; alla scuola del fumetto Zio Feininger. I dettagli sono tuttavia tali e tanti, che abbisogno di una lunga chiacchierata con Baldazzi. Poi ne riparliamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Qui accenno solo a come Paz fosse “posseduto” mentre continuava a scrivere e riscrivere - tutti noi altri si mangiava, ad un’osteria del Pratello -, la sceneggiatura del PRIMO racconto lungo del &lt;i&gt;Vostro Investigatore Preferito&lt;/i&gt;, riempiendola di gag, di colpi di scena, di disegnini esplicativi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Per &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Paz &lt;/span&gt;il fumetto era trance, “stomaco”, liberi ininterrompibili flussi di energia artistica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il testo che segue è invece tratto dal mio “The Riki Andrews Book”, una sorta di autoproduzione su cui lavorai nel 1992 supportato da Abald (il quale mi mandò un “listato” di ricordi assai interessanti - magari alcune di quelle rimembranze le passiamo immediatamente nei commenti). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;BTW: avete notato, ehm, come lo stile di scrittura e l’oggetto del dissertare ricordino assai i testi introduttivi (più “accessibili”, rispetto alle mie cose) dei volumi dei Classici del Fumetto di Repubblica, con 12 anni d’anticipo? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Faccio infine presente che Riki ha un suo sito web (&lt;/span&gt;&lt;a href="http://digilander.libero.it/riki_andrews/"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;http://digilander.libero.it/riki_andrews/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;), una voce di Wikipedia (pure), ed una e-mail &lt;/span&gt;&lt;a href="mailto:riki.andrewsNOSPAM@libero.it"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;mailto:riki.andrewsNOSPAM@libero.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; - si sa mai abbiate qualcosa da dirgli!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Shalom&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Alberto Rapisarda &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Castelfranco Veneto, sett. 2006&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Intro"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="Intro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/4049/2948/1600/Riki02.1.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4049/2948/400/Riki02.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Certi personaggi creati dalla fantasia di un autore sembrano essersi condensati dall'aria che ci circonda. Michelangelo, nello scolpire, diceva di togliere semplicemente il marmo che imprigionava le figure dentro la roccia, un po’ come, aggiungiamo noi, si fa con gli animali fossilizzati. E infatti una creazione artistica, non solo quando è realistica o plausibile, a volte pure nell'eccesso, nel grottesco, nella comicità, nell'enfasi di alcuni caratteri, capita che possieda un tale senso di "necessità" da affiancarsi spontaneamente alla multiformità del reale. Ripercorrendo il corpus artistico di un autore si può attraverso mille piccoli elementi ricostruire la gestazione di personaggi che solo più avanti acquistano una fisionomia ben definita, un nome, una propria "serie", eccetera. Riki Andrews, come serial a fumetti di alta qualità, viene progettato nell'inverno del &lt;st1:metricconverter st="on" productid="1984 a"&gt;1984 a&lt;/st1:metricconverter&gt; Bologna da alcuni autori di un gruppo che sviluppava progetti diversi ed indipendenti, accomunati dall'interesse per le vaste (e spesso inesplorate) possibilità espressive del linguaggio del comic. Il riferimento era dichiaratamente Denny Colt, The Spirit, di Will Eisner (che è un'opera talmente ricca da contenere il seme di molte altre esperienze artistiche successive), ma poi Alan Ford, l'Uomo Ragno e super-colleghi vari, fino ai recenti Sinner, l'Investigatore Senza Nome. Ma Riki Andrews come personaggio aveva già una sua fisionomia. La singolarità dell'origine di un serial tutto sommato "di genere" sta proprio nel fatto che il suo protagonista aveva una certa "esperienza" come progetto personale di uno dei suoi autori che lo aveva svezzato in una dimensione narrativa molto pop, filtrando il genere poliziesco attraverso le conquiste linguistiche degli autori di Frigidaire, di Alter Alter (1980 e dintorni). La frammentarietà di queste prime vicende di Riki Andrews impedisce di cogliere un senso di continuità non solo tra gli episodi numerati progressivamente, ma spesso addirittura tra le vignette di una stessa pagina. Persino il logo, Riki Andrews, sarà introdotto in un secondo momento. Gli elementi linguistici sono assemblati in parallelo, come in un mixaggio musicale, e mantengono, attraverso accorgimenti di montaggio, una chiarezza individuale indipendente dall'incalzare del ritmo narrativo. Il primo Riki Andrews è un agente segreto statunitense che agisce in ambienti onirici assai simili alla città del suo ideatore, Bologna appunto. Il suo aspetto, piu legato ai personaggi interpretati da Bogart che al collega James Bond, all'inizio lo rende persino un po’ inquietante. In realtà cio che fa e che dice non lascia dubbi sull'indole positiva di Riki Andrews. E ci fa capire perchè per Riki andarsene dal servizio segreto statunitense doveva diventare inevitabile. Ma questa è un'altra storia di Riki Andrews.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Intro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki03.0.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki03.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Intro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;p class="Intro"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;h2 style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Prologo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[…]&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La vita di &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; non è linearmente ricostruibile proprio per i motivi suddetti. E nemmeno qui tenteremo di farlo. Accomuniamo il personaggio al destino dei vari &lt;i&gt;Superman&lt;/i&gt;, dai molti futuri e dai moltissimi passati, dei &lt;i&gt;Zio Paperone&lt;/i&gt;, ed a ritroso fino ad &lt;i&gt;Orlando&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Ercole&lt;/i&gt;, o lo stesso &lt;i&gt;Odisseo&lt;/i&gt;, che vanta diverse vecchiaie a continenti di distanza. La tipologia del personaggio è tuttavia legata ad alcune vicende: prima una sofferta militanza nei servizi segreti a Stelle e Strisce, poi un'attività di investigatore privato legata agli stereotipi della letteratura di genere. A differenza però di alcuni suoi predecessori, non è un personaggio ambivalente, anche se non privo di sfumature. &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; prima che partigiano della legalità o della Giustizia è soprattutto un "buono". In lui le capacità professionali e le qualità umane convivono senza identificarsi. Ciò che fa, pur se complicato da una certa incoscienza, è ispirato da un'istintiva predisposizione al bene.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki04.0.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki04.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il legame con il genere poliziesco, pur se in un ottica tutta particolare, è però determinante. Nel progetto del serial a colori, attraversando i naturali processi perfettivi, gli autori hanno sempre pensato a questo legame come ad un faro. Inoltre il rapporto, al quale faremo riferimento anche più avanti, che si è desiderato stabilire in più casi con l'opera fumettistica di Will Eisner indica precisamente un tipo (molto speciale, anche per i risultati eccellenti del serial &lt;i&gt;The Spirit&lt;/i&gt;) di "crime story". Nelle carriere degli artisti, siano scrittori, registi o altro, il confronto con il "genere" è inevitabile, o per antica passione, o per occasioni che semplicemente si incontrano. Negli Stati Uniti si considera indice di professionalità saper offrire un'interpretazione originale del "genere". Noi europei poi, molto intelligentemente, utilizziamo ormai queste definizioni solo per comodità di comprensione (in enciclopedie o in data-base), o per riferirci a qualche opera classica (i capolavori western, il più perfetto giallo della letteratura, ecc...). Qui il genere diviene gradualmente il canovaccio dove il registro linguistico spazia liberamente. Non si tratta di ridefinire o parodiare un genere. Semmai di utilizzare un riferimento dove confluiscano differenti influenze artistiche.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki05.0.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki05.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Evidentemente vi troviamo certo cinema statunitense anni sessanta, la cosiddetta "nuova Hollywood", con riferimenti espliciti a Schlesinger (tra l'altro di origine inglese, in precedenza esponente del "free cinema"), a Coppola, con un ambiente ripreso da &lt;i&gt;The Rain People (Non torno a casa stasera)&lt;/i&gt;. Poi c'è l'America serializzata dei telefilm e dei comic book, quando veicolano sia semplicemente un vasto repertorio iconografico sia la genialità di stili che diventano innovazione linguistica (si pensi a Kirby, o Steranko, quest'ultimo citato esplicitamente in una vignetta di &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt;). E ancora, per fare solo alcuni esempi, il dinamismo dei personaggi comici disegnati dai cosiddetti "Disney italiani", i paesaggi staticizzati degli impressionisti più lirici, la ricercatezza grafica dell'illustrazione naturalista inglese, dove è figlia degli stessi preraffaelliti, o la citazione velenosamente critica (in un rapporto di odio/amore, però) degli arredamenti idealizzati della rivista AD (un ambiente è nientemeno che l'ex-studio di Ronald "The President" Reagan alla Casa Bianca, sulla cui scrivania tra l'altro si trovavano, non riprodotte nel fumetto, addirittura delle enormi corna di bufalo, non sappiamo se abbattuto personalmente dal politico cow-boy). E ovviamente le atmosfere dei Chandler, dei Bogart, insomma dei &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki06.0.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki06.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Attraverso queste molteplici chiavi di lettura il commento che segue approfondisce le fasi della lavorazione di alcune pagine scelte dei fumetti, accanto ad un commento critico più generale. Sarà comunque soprattutto il tema del "work in progress" a diventare il tema dominante, nella singolarità dei procedimenti utilizzati e dei loro campi di applicazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki08.1.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki08.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2 style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Logo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[…]&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i&gt;Hot Dogs&lt;/i&gt; è un racconto che ha sviluppato gradualmente una dimensione blueseggiante, che ha compenetrato quella che in origine doveva essere concitatissima e volutamente demenziale. Lo stesso &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; è un omino dall'anima molto "bues", solo ed idealista. Un ex agente segreto, come ci ricorderà anche una storia successiva, perchè insofferente le gerarchie e l'azione corale, (anche se nell'ambiente è legato a molteplici amicizie di vecchia data). Gli autentici comprimari di Riki sono gli scorci di New York, i fast-food anni settanta, le infinite free-way, le rive dell'Hudson. In questa dimensione un po’ fredda, ma suggestiva, a volte anche poetica, dove i suoi stati d'animo empatizzano con gli elementi atmosferici, con i giochi di luce e con i colori che mutano, &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; si abbandona al proprio istinto, a volte persino ad una certa scelleratezza che lo adegua se non altro all'oligofrenia dei suoi strani antagonisti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki07.1.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki07.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[…]&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Long Island è la spiaggia dei newyorkesi. Qui, allontanandosi progressivamente dal centro urbano, il paesaggio è sempre più caratterizzato da vasti prati deserti interrotti saltuariamente da suntuose ville. Nella zona di confine &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; abita in una condizione abbastanza atipica, ospite in uno yacht. Conclusa drasticamente la sua precedente esperienza lavorativa nei servizi segreti (sul passato di &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; si farà cenno anche successivamente, anche se qui narrativamente l'importanza che ha è secondaria), in &lt;i&gt;Hot Dogs &lt;/i&gt;il nostro è alla ricerca del classico ufficio alla &lt;i&gt;Marlowe&lt;/i&gt; (nel quale lo vedremo in tutti i successivi episodi) ed è in qualche modo un "homeless". Tutta la seconda pagina introduce questa situazione e ritarda l'inizio dell'azione vera e propria. Nelle prime pagine vengono utilizzate parecchie informazioni in maniera reiterata, dando l'impressione che alcuni elementi siano superflui. Tra l'altro quella che ha più i caratteri della classica "prima apparizione" del personaggio (in relazione all'autonomia tematica che ha generalmente una graphic novel) è evidentemente la sequenza di pagina 4 ("Mr. Richard Andrews ?"). Mentre quella di pagina due è concepita piuttosto in parte come una sigletta esplicativa (simile a quelle dei telefilm statunitensi) e in parte come un riassunto della conclusione di un episodio precedente. L'ambientazione tra l'altro è basata proprio su del materiale documentario tratto da un telefilm(-accio) statunitense.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki09.3.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki09.3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il primo dialogo cui partecipa &lt;i&gt;Riki,&lt;/i&gt; assai surreale (date le premesse), avviene sotto un cielo presago di pioggie, però schiarirà. Alle ultime luci della giornata &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; è già in piena attività nei pressi dello Shea Stadium, abbastanza periferico per offrirci lo sfondo di una vasta vegetazione. La prima controffensiva di &lt;i&gt;Riki,&lt;/i&gt; a pagina 8, è addirittura la confezione ed il lancio di una bomba molotov. Dopo aver centrato il bersaglio, il nostro attende che i suoi aggressori escano a gambe levate. Quando &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; dice di non aver mai usato le fiale detonanti (che però tiene nel cruscotto della macchina) si comprende che non deve avere la dimensione delle conseguenze di un'esplosione. L'incoscienza di Riki è evidentemente non solo caratteriale, ma eredità del proprio passato professionale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki10.3.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki10.3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La sequenza dell'esplosione ha richiesto molte prove e riflessioni prima della versione definitiva. Si desiderava ottenere una fluidità nel succedersi degli avvenimenti, in un rapporto continuo di causa-effetto (x spara &lt;span  lang="EN-US" style="font-family:Symbol;"&gt;-&gt;&lt;/span&gt; y risponde &lt;span  lang="EN-US" style="font-family:Symbol;"&gt;-&gt;&lt;/span&gt; x scappa, ecc...). Alcune delle prime prove a colori della vignetta dell'esplosione mostrano una contro zoomata che dal piano americano giunge al campo-panoramica dall'alto, nel tentativo di operare un "allontanamento" dall'effetto drammatico dell'esplosione stessa. Ci fu uno scambio di idee su questa sequenza con Lorenzo Mattotti che allora stava completando il racconto &lt;i&gt;Fuochi&lt;/i&gt; per la rivista &lt;i&gt;Alter Alter&lt;/i&gt;, che si conclude proprio con lo scoppio della corazzata in cui si svolge tutta la vicenda. Ad esempio vi fu identità di vedute riguardo al fatto che dal punto di vista linguistico l'immagine esplicita dello scoppio rende superflua l'onomatopea. Ma se per Mattotti l'effetto distruttivo dell'esplosione doveva essere l'elemento liberatorio conclusivo di un sogno visionario, in &lt;i&gt;Hot Dogs&lt;/i&gt; l'effetto dirompente della molotov è quasi casuale rispetto a ciò che &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; desidera ottenere. Altre vignette di prova vedevano un semplice sipario (lo stesso &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; in piano americano e parte del bosco) frapporsi all'esplosione occupante lo spazio rimanente. L'aggiunta ex-novo in un secondo momento della vignetta 4, un gufo in primo piano, introduce un elemento di sospensione rispetto alla sequenza logica dell'esplosione, e stabilisce anche un eterogeneità tematica nei soggetti del gruppo di vignette di pagina 9 (capanna-molotov-Riki-gufo-esplosione) che richiama la frammentarietà di una concitata esperienza sensoriale. L'esplosione rimane sola protagonista della vignetta che conclude la pagina. Infine vengono introdotti tre piani differenti sovrapposti (gli arbusti in primo piano, il prato in favore di luce, il profilo di un pendio coperto di rovi) che offrono un molteplice effetto: in primo luogo, di "allontanare" l'esplosione senza diventare elementi significativi, secondariamente di suggerire che i piani continuino ad alternarsi dal pendio al luogo dell'esplosione senza per questo quantificarli, e infine, grazie all'inclinazione del pendio, di condurre l'occhio del lettore lungo un percorso definito (cioè verso l'esplosione).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki11.1.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki11.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;A pagina 12 invece ad esplodere sarà addirittura l'abitazione galleggiante di &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt;, in conseguenza di una bomba a mano lanciata da un membro della banda non meglio identificata a cui &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; sembra aver pestato i piedi. A sottolineare l'inversione di prospettiva vi sarà proprio un elemento linguistico: il fragore dell'esplosione è espresso dall'onomatopea, in assenza dell'immagine relativa. Per altri motivi ciò che risalta in maniera interessante proprio a pagina 12 è l'utilizzo di inquadrature identiche ad alcune precedenti con effetti cromatici differenti. La prima vignetta è evidentemente la quinta di pagina 5, mentre la quinta è la quarta sempre a pagina 5. Il riferimento a questa tecnica (utilizzata abbastanza frequentemente nei fumetti, particolarmente per identificare un ambiente già familiare, come ad esempio il deposito di Paperone), ci permette di introdurre quella simile ma più complessa dell'assemblaggio, cioè dell'utilizzo di diversi elementi scenografici eterogenei per ottenerne uno solo coerentemente originale, utilizzata nella scena seguente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki12.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki12.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nel fumetto, a differenza ad esempio di ciò che avviene nel cinema, non si può utilizzare un riferimento scenografico concreto (un certo edificio esistente od un set creato ad hoc), o se lo si fa, attraverso un repertorio fotografico, comunque si attua una conversione in un linguaggio specifico che generalmente fonda la propria coerenza nella funzione narrativa che questi elementi scenografici assumono rispetto alla storia .&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ciò significa che nell'eventualità in cui l'autore fosse in grado di assoggettare le esigenze della vicenda narrata ad un ristretto repertorio documentario, siamo comunque in un caso particolare che è parte di una casistica più vasta. Seppur infatti le scelte che questi può attuare sceneggiando un soggetto sono pressoché inquantificabili, è vero che man mano si procede col lavoro si definiscono una serie di proposizioni logiche all'interno delle quali modificare un elemento cardine può voler dire non solo pregiudicare la comprensione del racconto, ma anche confondere i risultati delle scelte estetiche degli autori stessi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki13.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki13.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non trascuriamo di considerare, facendo qui una breve divagazione, che il lavoro d'equipe, senza costringere a rinunciare alla sperimentazione linguistica, richiede una fase di "fondamento" dell'opera (attorno a scelte estetiche, a convenzioni linguistiche, a metodi di lavorazione, eccetera) che, con tutti suoi pro e contro, differenzia questo tipo di prodotto da quello dell'autore completo a cui siamo forse più abituati a pensare. Tra parentesi diremo che il fumetto rimane una delle poche forme d'arte dove è diffusa ed apprezzata la capacità di un autore di sviluppare in totale autonomia un prodotto artistico anche dove convenzionalmente interverrebbero diverse figure professionali (nel fumetto si parla di sceneggiatore, di letterist, di inchiostratore, eccetera, ma può avvenire nella musica mediante sovraincisioni, nell'animazione, in alcuni casi anche nel cinema). I migliori autori ci offrono un'intensa immagine del proprio mondo intimo. Il lavoro d'equipe è finalizzato principalmente ad ottenere un risultato particolarmente complesso e sofisticato, difficilmente accessibile al singolo autore (si pensi agli effetti speciali nel cinema e nell'animazione), benché molto spesso si tratti dello sviluppo di idee di un unico artista coordinatore. In &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; i risultati ottenuti sono certo estremamente sofisticati, ma, come si è detto, le collaborazioni hanno più la dimensione estemporanea di "session", anche se metodo di lavoro in equipe non è stato meno tradizionale di quello che vige in ambienti più "istituzionalizzati" (come, poniamo, la casa Bonelli di &lt;i&gt;Tex Willer &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;Dylan Dog&lt;/i&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki14.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki14.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una lunga sequenza, che si dipana da pagina &lt;st1:metricconverter st="on" productid="13 a"&gt;13 a&lt;/st1:metricconverter&gt; pagina 19, con l'esclusione di poche vignette, si svolge totalmente in una lussuosa villa stile inglese della periferia sud di New York. Era necessario definire perfettamente le caratteristiche di un ambiente all'interno del quale sviluppare alcune sequenze determinanti per l'ulteriore intricarsi, la drammatizzazione, ed infine la graduale chiarificazione delle dinamiche della storia (infatti nel dialogo che si svolge all'interno della villa si comincia a dipanare l'intrigo attorno al quale ruota il giallo di cui si ha la soluzione solo nelle ultime pagine del racconto, dato che all'uscita della villa inizia un classico inseguimento ricco di colpi di scena). La villa (si saprà solo alla fine chi vi abita), è indiscutibilmente di proprietari facoltosi (&lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; all'udire l'indirizzo datogli dall'amico poliziotto, commenta che si trova nei "quartieri alti"), proprio il tipo di abitazione nella quale Raymond Chandler avrebbe ambientato contraddittoriamente un ambiguo dramma. Lo stesso Eisner (il quale sostiene spesso che dietro ad una grande fortuna c'è un delitto) privilegiando nella scelta delle immagini un atmosfera inquietante, ci conduce più volte in questi moderni manieri. In &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; la contrapposizione che c'è tra la decadenza delle strade della metropoli e la sontuosità della villa non è solo denuncia di disparità sociale (lo stesso &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt;, nella fondamentale indifferenza che nutre per simili ambienti, si autodefinirebbe probabilmente di classe economica "medio/bassa"). C'è negli autori anche un interesse estetico per quelle abitazioni dove, nell'ideale prosecuzione della cultura micenea del palazzo attraverso le corti del medioevo europeo, si realizza uno spazio in cui vivere in stretto rapporto estetico con l'estrema ricercatezza degli elementi dell'architettura, dell'arredamento, della floricoltura, di ogni piccolo particolare. Questa prospettiva è stata enfatizzata al punto che troviamo per fare un esempio, dagli scorci della Giverny di Monet (l'interesse per la cura del giardino portava ad esempio già nell'ottocento ad introdurre piante ed elementi esotici tra la vegetazione di tipo europeo) agli arredamenti, come si è già detto, della Casa Bianca durante l'amministrazione Reagan.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Fondamentalmente gli esterni della casa sono riferiti ad una villa realmente esistente nei dintorni di New York riprodotta molto similmente nella vignetta 3 di pagina 14. Ad essa, una "estate" (come gli americani chiamano le ville con annessa campagna) che architettonicamente richiama lo stile delle "farm" inglesi (qui però alcuni interni sono molto meno raffinati di quanto si potrebbe supporre, nell'intenzione di mantenere un certo stile fattoria), nel fumetto sono stati commisti molti elementi di stili differenti, dalla pomposità di certe case coloniali del sud degli Stati Uniti alla pretenziosità dei parchi inglesi. L'ambiente che corrispondesse fedelmente alle intenzioni degli autori doveva, oltre a non equivalere a nessuno dei modelli succitati, possedere anche la coerenza che oltre a renderlo credibile permettesse di muovere agevolmente i propri personaggi al suo interno. Si lavorò su un modello geometrico semplice che definiva la pianta del giardino in rapporto all'ingresso (vignetta 1 di pagina 13 e vignetta 3 di pagina 16) e all'ubicazione dell'edificio stesso (quest'ultimo ad esempio ha una pianta a pi greca, resa complessa da una serie di elementi architettonici dove le pareti esterne sono frammentate da degli sporadici rientri di poche decine di centimetri). Ciò ha permesso non solo di proporre alcuni scorci in prospettive differenti, ma ha dato l'idea per un’inquadratura dall'alto della villa in una spettacolare prospettiva accidentale. In uno dei punti di fuga convergono le linee verticali (le altezze) del complesso architettonico, definendo pertanto la linea teorica dell'orizzonte al di sotto dell'immagine stessa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Questa assemblaggio viene utilizzato a livelli differenti anche per gli interni della villa, o per le sequenze del drive-in fino a quelle finali del fienile. E' interessante percorrere in senso inverso le "contaminatio" che intervengono in varie fasi del lavoro, anche perchè offrono una differente chiave di lettura del prodotto. Senza entrare troppo nel dettaglio (si finirebbe col redigere una statistica), è interessante accennare a come gli stessi personaggi richiamino, per aspetti differenti, dei loro colleghi del mondo dei comics, o delle persone esistenti più o meno note. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki15.0.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki15.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[…]&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il racconto breve in bianco e nero è una nuova dimensione assai consona a &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt;, ed aumenta i canali espressivi dei suoi autori. In quest'ultimo formato &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; inaugura l'agenzia investigativa &lt;i&gt;Il Tuo Occhio Privato (Your Private Eye)&lt;/i&gt;, mentre alcuni sviluppi sulla sua vita sentimentale ci vengono dispensati addirittura attraverso l'originario formato a singola pagina, fino a quel momento riservato ad un mood più onirico (quest'ultimo genere, vista l'autonomia narrativa che può vantare, non sarà in realtà mai abbandonato). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Gli orrizzonti di &lt;i&gt;Riki Andrews&lt;/i&gt; espandendosi perdono in chiarezza. &lt;i&gt;Riki&lt;/i&gt; con nonchalance se ne fa un merito. Alcuni racconti "underground" (uno è la trama originale della seconda graphic novel) lo ripropongono inquietante in un faccia a faccia con la criminalità politicizzata. La rielaborazione animata di alcuni fumetti tramite effetti di camera e digitalizzazione, lo sincronizzano con Bacharach, o con la musica "tecno" più estremista. Altre singolari illustrazioni lo reinventano in variazioni della solida ironia delle origini. Probabilmente finirà col perdere l'innocenza originaria, rigenerandola nel rigore morale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;O chi lo sa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="Testo1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2 style="margin-left: 36pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;EpiLogo.&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/riki16.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/riki16.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="Testo1"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115920029130370551?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115920029130370551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115920029130370551' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115920029130370551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115920029130370551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/gli-inediti-di-pazienza-hot-dogs-di.html' title='Gli inediti di Andrea Pazienza: &quot;Hot Dogs&quot; di Baldazzi e Rapisarda'/><author><name>@lberto</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_RZUr1omV7j8/Sg5XqfUdpgI/AAAAAAAAAM4/fKTev013Zqk/S220/f_e_m+017.JPG'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-2204450181740405042</id><published>2007-03-19T23:01:00.001+01:00</published><updated>2010-11-17T21:17:53.697+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><title type='text'>NO WORDS: schizzi d'autore (anni '80)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8J7BH-8DI/AAAAAAAAABc/8emk63gDyWw/s1600-h/Eleuteri_Serpieri_indiano.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043761017197097010" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8J7BH-8DI/AAAAAAAAABc/8emk63gDyWw/s400/Eleuteri_Serpieri_indiano.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8J7RH-8EI/AAAAAAAAABk/BoqIo3TcBRA/s1600-h/Silver_lupo_alberto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043761021492064322" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8J7RH-8EI/AAAAAAAAABk/BoqIo3TcBRA/s400/Silver_lupo_alberto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8J7RH-8FI/AAAAAAAAABs/ArrknPpTN1k/s1600-h/Giorgio_Carpinteri_uomo_a_Roberto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043761021492064338" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8J7RH-8FI/AAAAAAAAABs/ArrknPpTN1k/s400/Giorgio_Carpinteri_uomo_a_Roberto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8JUBH-8AI/AAAAAAAAABE/6Jq-DH9xr5s/s1600-h/Massimo_Cavezzali_lucio_dalla.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043760347182198786" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8JUBH-8AI/AAAAAAAAABE/6Jq-DH9xr5s/s400/Massimo_Cavezzali_lucio_dalla.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8JUBH-8BI/AAAAAAAAABM/IbOBmIpS5F4/s1600-h/Daniele_Brolli_uomo_con_pesce.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043760347182198802" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8JUBH-8BI/AAAAAAAAABM/IbOBmIpS5F4/s400/Daniele_Brolli_uomo_con_pesce.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8JURH-8CI/AAAAAAAAABU/Ro9AcIRNGKo/s1600-h/Vittorio_Giardino_sam_pezzo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043760351477166114" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8JURH-8CI/AAAAAAAAABU/Ro9AcIRNGKo/s400/Vittorio_Giardino_sam_pezzo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8I6xH-79I/AAAAAAAAAAs/pgMNcSsPqh8/s1600-h/Andrea_Pazienza_schizzi_alcatraz.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043759913390501842" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8I6xH-79I/AAAAAAAAAAs/pgMNcSsPqh8/s400/Andrea_Pazienza_schizzi_alcatraz.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8I7BH-7-I/AAAAAAAAAA0/E0e8ybzLkG8/s1600-h/Quino_mafalda_a_Alberto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043759917685469154" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8I7BH-7-I/AAAAAAAAAA0/E0e8ybzLkG8/s400/Quino_mafalda_a_Alberto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8I7RH-7_I/AAAAAAAAAA8/C0dpQ8sq-Kk/s1600-h/Tanino_Liberatore_urlo_a_Alberto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043759921980436466" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8I7RH-7_I/AAAAAAAAAA8/C0dpQ8sq-Kk/s400/Tanino_Liberatore_urlo_a_Alberto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-2204450181740405042?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/2204450181740405042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=2204450181740405042' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/2204450181740405042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/2204450181740405042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2007/03/no-words-schizzi-dautore-anni-80.html' title='NO WORDS: schizzi d&apos;autore (anni &apos;80)'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/Rf8J7BH-8DI/AAAAAAAAABc/8emk63gDyWw/s72-c/Eleuteri_Serpieri_indiano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-106024094563711050</id><published>2007-03-08T19:31:00.001+01:00</published><updated>2010-11-17T21:18:01.784+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><title type='text'>NO WORDS: tavole scolastiche di Alberto Rapisarda (1984-86)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/RfBfMIM2R4I/AAAAAAAAAAM/WwMExhhRG3w/s1600-h/Alberto_Rapisarda_Jazz_Band.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5039632644992026498" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/RfBfMIM2R4I/AAAAAAAAAAM/WwMExhhRG3w/s400/Alberto_Rapisarda_Jazz_Band.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/RfBfMYM2R5I/AAAAAAAAAAU/wjk4kzUgNm0/s1600-h/Alberto_Rapisarda_Modella_nel_bosco.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5039632649286993810" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/RfBfMYM2R5I/AAAAAAAAAAU/wjk4kzUgNm0/s400/Alberto_Rapisarda_Modella_nel_bosco.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ZQLXftyx7Ww/RfBfMoM2R6I/AAAAAAAAAAc/Gw0q2fw6weA/s1600-h/Alberto_Rapisarda_Riki_Andrews_tondo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5039632653581961122" style="margin: 0px auto 10px; 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display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/999031/Programma_Zio_Feininger_presentazione01.jpg" width="520" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/8202/Programma_Zio_Feininger_presentazione02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/8202/Programma_Zio_Feininger_presentazione02.jpg" width="520" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/333795/Programma_Zio_Feininger_Andrea_Pazienza.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/333795/Programma_Zio_Feininger_Andrea_Pazienza.jpg" width="520" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/552320/Programma_Zio_Feininger_Lorenzo_Mattotti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/552320/Programma_Zio_Feininger_Lorenzo_Mattotti.jpg" width="520" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-117025923362900862?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/117025923362900862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=117025923362900862' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/117025923362900862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/117025923362900862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2007/01/no-words-dal-programma-arci-per-il.html' title='NO WORDS: dal programma ARCI per il &quot;Centro d&apos;applicazione Zio Feininger - Scuola del Fumetto e delle Arti Grafiche Italiane&quot; (nov. 1983)'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-116963421312903895</id><published>2007-01-24T11:20:00.001+01:00</published><updated>2010-11-17T21:18:26.607+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><title type='text'>NO WORDS: Rita, Miriam, Francie e Massimo (luglio 1989)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/580395/Rita_e_Miriam_30_luglio_1989.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/400/215321/Rita_e_Miriam_30_luglio_1989.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/651040/Francesca_Ghermandi_30_luglio_1989.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/400/453522/Francesca_Ghermandi_30_luglio_1989.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/199852/Massimo_Semerano_30_luglio_1989.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/400/404903/Massimo_Semerano_30_luglio_1989.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-116963421312903895?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/116963421312903895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=116963421312903895' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/116963421312903895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/116963421312903895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2007/01/no-words-rita-miriam-francie-e-massimo.html' title='NO WORDS: Rita, Miriam, Francie e Massimo (luglio 1989)'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-116921783370537930</id><published>2007-01-19T15:38:00.003+01:00</published><updated>2010-11-17T21:31:13.997+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><title type='text'>NO WORDS: "Forza Bologna" di Andrea Pazienza e Roberto Carubbi (1984)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/543435/Forza_Bologna_Carubbi_Pazienza_01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/543435/Forza_Bologna_Carubbi_Pazienza_01.jpg" alt="" width="480" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/984937/Forza_Bologna_Carubbi_Pazienza_02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/984937/Forza_Bologna_Carubbi_Pazienza_02.jpg" alt="" width="480" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/444779/Forza_Bologna_Carubbi_Pazienza_03.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/444779/Forza_Bologna_Carubbi_Pazienza_03.jpg" alt="" width="480" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-116921783370537930?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/116921783370537930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=116921783370537930' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/116921783370537930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/116921783370537930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2007/01/no-words-forza-bologna-di-andrea.html' title='NO WORDS: &quot;Forza Bologna&quot; di Andrea Pazienza e Roberto Carubbi (1984)'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-116732700079235024</id><published>2006-12-28T18:30:00.001+01:00</published><updated>2010-11-17T21:14:22.925+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>BROLLI, la spugna.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/339958/Daniele%20Brolli%20-%20New%20York.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/400/212746/Daniele%20Brolli%20-%20New%20York.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Andrea Baldazzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Daniele Brolli una sera mi disse “devi decidere se metterti seriamente a fare fumetti oppure no”.&lt;br /&gt;Gli avevo portato la seconda versione di un’illustrazione basata su un racconto di Tonino Guerra. La prima faceva veramente schifo, e me lo disse. Quella invece gli piaceva.&lt;br /&gt;La frase di Daniele fu uno dei migliori apprezzamenti che abbia mai ricevuto.&lt;br /&gt;Ci pensai, molto, e decisi di smettere.&lt;br /&gt;Le motivazioni che ti “costringono” a fare fumetti devono essere molto forti, e devono fluire in un luogo dedicato. La location dove produci il tuo lavoro è molto importante, alcuni sostengono che deve essere anche comoda. La mia non lo era ma era il LUOGO. Ho cambiato casa e l’ho persa nel 1987. Fare fumetti è molto impegnativo, un lavoraccio.&lt;br /&gt;Quello che Daniele mi ha trasmesso è il metodo di lavoro, ovvero lavorare con quello che abbiamo a disposizione. Sappiamo disegnare? Cosa sappiamo disegnare? Quello è il primo limite. Poi ci sono le problematiche narrative...&lt;br /&gt;Mi è sempre piaciuta un’idea che attribuisco a lui. Disegno delle vignette che mi piacciono e DOPO cerco di collegarle creando un percorso narrativo che le colleghi. Naturalmente escono storie con molte didascalie e poca azione, definiamole... poetiche.&lt;br /&gt;Se invece parto dal presupposto di non sapere disegnare, faccio lo sceneggiatore e lascio il problema ad altri (e divento anche molto esigente con loro).&lt;br /&gt;Daniele assorbiva trame come una spugna, in treno dai vicini di scompartimento, in osteria, o al corso da NOI. Gli artisti sono così, non lo fanno apposta.&lt;br /&gt;Recentemente ho letto “Destination: Morgue” di Ellroy. Si descrive una rimpatriata scolastica, Ellroy si ricorda dettagliatamente dei compagni (li aveva studiati attentamente) ma molti non riescono a ricordarsi di lui. Loro agivano, lui li studiava, TRAMAVA. Mi ha molto ricordato Brolli.&lt;br /&gt;Brolli mi ha introdotto alla BOXE, in senso letterario. Un mondo pieno di trame sotterranee, sudore e polvere. Nello sport la boxe è come il jazz nella musica. Ho sei tavole incompiute (per me compiute), che esprimono al meglio il mio bianco e nero: la boxe non è a colori.&lt;br /&gt;Brolli, ancora oggi, mi permette di costruire il mondo alternativo in cui mi muovo, applico le regole di sceneggiatura alla vita, osservo. Pago le conseguenze.&lt;br /&gt;Fare un corso di fumetto è anche rassicurante, ti rendi conto di non essere pazzo. Esistono altri messi molto peggio di te (loro diventeranno famosi). Essere “normale” in effetti, è solo uno stereotipo. Sono quasi sicuro che normale equivale a inutile.&lt;br /&gt;Grazie Daniele.&lt;br /&gt;... e sereno 2007 a chi legge (questo e altro).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/1600/997879/Brolli.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/1522/2923/400/283292/Brolli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Daniele Brolli estate 1989&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-116732700079235024?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/116732700079235024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=116732700079235024' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/116732700079235024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/116732700079235024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/12/brolli-la-spugna.html' title='BROLLI, la spugna.'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115920122169662980</id><published>2006-09-25T18:20:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:15:21.367+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>Carpinteri a Roma</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPksTg0P5I/AAAAAAAAADk/1g8RSevo5Vw/s1600-h/carpinteri_fred.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054134656643121042" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPksTg0P5I/AAAAAAAAADk/1g8RSevo5Vw/s400/carpinteri_fred.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non so perché Carpinteri sia stato importante, non riesco a ricordarmelo. Ma lo è stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla Nuova Eloisa venne da Rockstar, ospite di Igort. Avrà pensato “Questi ragazzetti mi chiederanno un disegno...”.&lt;br /&gt;Dunque venne con un pacco di fotocopie di un suo disegno. Quindi ho una fotocopia di un originale, fatto apposta per noi, di Carpinteri.&lt;br /&gt;Poi ci siamo rivisti alle Aldini e siamo diventati “amici”. Ovvero ci siamo scambiati idee, abbiamo chiacchierato, siamo stati a casa sua.&lt;br /&gt;MA...&lt;br /&gt;Non riesco a ricordare nulla che riguardi i fumetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo un buon consiglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l’8 dicembre mi piace essere lontano da Bologna, così ho una (1) scusa per mandare 1 (una) cartolina.&lt;br /&gt;Nel dicembre 1989 avevo programmato una vacanza (piccola però!) a Roma. Carpinteri si era trasferito con Moglie nella Capitale e lavorava per Mamma RAI. Quindi lo chiamo (come avessi il suo numero non ricordo) e gli preannuncio la visita. “Grande! Andiamo a cena assieme, chiamami quando sei qui, ci vediamo...”.&lt;br /&gt;Sono un po’ ragioniere in queste cose, prima arrivo a Roma. Preannuncio ai miei amici/che che avremmo incontrato il Grande Carpinteri! Il disegnatore di Fumetti!&lt;br /&gt;Cristina mi fa: “OK, allora PERO’ sabato sera andiamo fuori dal Teatro delle Vittorie, a Fantastico c’è Steve La Chance e io DEVO vederlo! E voi mi accompagnate!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre ore in piedi fuori dal Delle Vittorie nella bolgia con zero gradi per vedere (solo io che sono alto) Anna Oxa di spalle che esce da una Mercedes, manco si gira a salutare!. Povera Cristina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo, come da accordi, telefono a Carpinteri che, sfiga, ha un impegno improvviso e declina l’invito. Mi consiglia però il ristorante: Hostaria da Maurizio e Natalino – Corso Francia.&lt;br /&gt;E noi ci andiamo, glielo devo! Ottimo posto, mangiato bene, visto Pietrangeli in OTTIMA compagnia. Grazie Giorgio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Corso Francia, in quella zona, mi impressionò moltissimo. Vecchi opifici dimessi, lampioni alla Will Eisner, atmosfera strana di città che finisce, sopraelevate da una parte, il nulla dall’altra.&lt;br /&gt;Poi mi faccio i miei viaggi. Nel 1993 Daniele Brolli scrive Animanera per Baldini e Castoldi.&lt;br /&gt;Breve citazione di Roma (il romanzo è ambientato a Rimini), Corso Francia, ritrovo l’atmosfera. Ergo: Brolli a cena con Carpinteri c’è stato.&lt;br /&gt;Nello stesso libro, in un bar di Rimini, Daniele piazza un vecchio (oggi vecchissimo) manifesto dell’INTER. Per me quel manifesto (campionato 88/89) era, ed ancora è, in una Pizzeria (ex Bar Olmo) di via Massarenti a Bologna (los chicos se recuerdan de el Hombre artista...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la realtà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/Scan9.3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/Scan9.3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/Scan9.2.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115920122169662980?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115920122169662980/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115920122169662980' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115920122169662980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115920122169662980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/carpinteri-roma.html' title='Carpinteri a Roma'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPksTg0P5I/AAAAAAAAADk/1g8RSevo5Vw/s72-c/carpinteri_fred.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115868804049611092</id><published>2006-09-19T19:47:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:15:35.395+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>Aprile 1986 – Blowing in the wind…</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPj-Dg0P4I/AAAAAAAAADc/yFO4B1PE-X0/s1600-h/04.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPj-Dg0P4I/AAAAAAAAADc/yFO4B1PE-X0/s400/04.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054133862074171266" width="480" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ero in vacanza (sono sempre in vacanza?) alle Eolie, Salina. La giornata era uggiosetta. Avevo appena fotografato una rosa utilizzando il 50mm rovesciato (macro artigianale) appoggiato alla PENTAX ME super (il diaframma si tiene aperto con un dito) lungo il vialetto che portava alla spiaggia. La vacanza era in compagnia ma mi ero preso quel giretto da solo, avevo delle domande da farmi. La spiaggia sabbiosa era battuta da un vento indisponente, il mare grigio.&lt;br /&gt;In bel tronco messo a mo’ di panchina, mi siedo, guardo il mare e mi chiedo “che ci faccio Qui?”.&lt;br /&gt;In lontananza il vento trasporta un foglio di giornale. Pagina di un quotidiano, si alza, si abbassa, plana sulle mie Superga di tela. E’ di qualche giorno prima. Leggo (io leggo tutto, anche le etichette dell’acqua minerale a pranzo). In basso a sinistra, trafiletto: Stefano Tamburini è morto, trovato a casa sua dopo una settimana. Morto, solo.&lt;br /&gt;Tamburini non l’ho mai conosciuto ma grazie al suo Snake Agent ho amato, manomesso, distrutto parecchie fotocopiatrici degli uffici in cui ho lavorato (adesso le so anche aggiustare...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le regole di APAZ: ci sono due tipi di persona che possono dirvi: “Mi piace il Mare”.&lt;br /&gt;Quelli che quando arrivano in spiaggia si spogliano e si tuffano, si sbracciano, ti spruzzano e ti dicono “Allora, entri o non entri? Fredda? Macchè Fredda!!!!”.&lt;br /&gt;Quelli che si siedono sulla sabbia e guardano il Mare.&lt;br /&gt;Se questo fosse un film adesso partirebbero i titoli di coda con “I’ll Take the Rain” dei R.E.M.&lt;br /&gt;Se questo fosse un fumetto di una pagina sarebbe Riki Andrews – Step by Step.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/paz_bali.1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/paz_bali.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115868804049611092?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115868804049611092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115868804049611092' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115868804049611092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115868804049611092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/aprile-1986-blowing-in-wind.html' title='Aprile 1986 – Blowing in the wind…'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPj-Dg0P4I/AAAAAAAAADc/yFO4B1PE-X0/s72-c/04.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115868755242152252</id><published>2006-09-19T19:39:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:15:58.658+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>Andrea Pazienza - La semplici regole.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPjWDg0P3I/AAAAAAAAADU/rdwGh0VCBoA/s1600-h/15.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPjWDg0P3I/AAAAAAAAADU/rdwGh0VCBoA/s400/15.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054133174879403890" width="480" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono cose che non dimentichi, mai, una a caso: “Se volete che un fumetto (di 8 pagine ad es.) appaia omogeneo senza far percepire che avete affinato i personaggi man mano che li disegnate, o al contrario che arrivate esausti alla fine con un calo di qualità, fate così: INIZIATE da META’! Arrivate alla fine e poi disegnate le prime tavole.”&lt;br /&gt;Questo modo immediato di affrontare la tavola definitiva è tipico del Paz, la carta è il catino dove riversare (col pennarello) quello che nella mente è stato velocemente processato, sintetizzato, armonizzato con un unico fine: ipnotizzare il lettore.&lt;br /&gt;Magnus naturalmente non ci avrebbe mai rifilato un fumetto senza un megastudio preparatorio, chi ha avuto la fortuna di vederlo all’opera anche per un semplice schizzo da regalare al cameriere dell’osteria sa cosa intendo (almeno 15 minuti di astrazione assoluta dalla realtà mentre pensava: “potevo portarmi una matita, adesso mi tocca di disegnare diretto a pennarello!” ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, in base alla regola, inizio dalla fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima volta che vidi Andrea fu a Lucca 84 in compagnia del “mitico” Rapi. Era seduto su una gradinata, sembrava su un trono, solo. In realtà mi vide lui, e mi chiamò. “Oh, Andre’, ciao, ma come fai a essere così abbronzato con ‘sto tempo?”. Ero appena tornato dalla mia prima vacanza in Spagna o meglio Tenerife. Paz (forse si ricordava il mio nome perchè uguale al suo?) si era già allontanato da Bologna e non ci vedevamo da parecchio. Come stai, cosa fai, passi da  Bologna? Moooolto difficile! “Beh, allora scrivimi.”, “ ...e dove?”, “Qui...” A pennarello su striscia di Carta: Andrea Pazienza c/o Editori del Grifo – Montepulciano SI.&lt;br /&gt;Non gli ho mai scritto (cosa Poi?). Ogni tanto riguardo quel foglietto, per me lui è li.&lt;br /&gt;Quel giorno si chiude con qualche “disegnino” di Cavezzali, Quino e… LI BE RA TO RE! E un ciao di Marcello Jori, che aveva parecchi impegni.&lt;br /&gt;A Paz non ho mai ri-chiesto un “disegnino”, qualcosa di suo mi (ci) ha dato ma ne parliamo in futuro (o in passato, visto che siamo alla fine).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/paz_lucca.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/paz_lucca.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115868755242152252?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115868755242152252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115868755242152252' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115868755242152252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115868755242152252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/andrea-pazienza-la-semplici-regole.html' title='Andrea Pazienza - La semplici regole.'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPjWDg0P3I/AAAAAAAAADU/rdwGh0VCBoA/s72-c/15.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115841478714560251</id><published>2006-09-16T15:43:00.005+02:00</published><updated>2010-11-17T21:52:34.814+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ANDREA PAZIENZA'/><title type='text'>Il primo giorno di scuola di Andrea Pazienza – ultima parte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/paz_stella_alberto.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/paz_stella_alberto.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;di Alberto Rapisarda&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;st1:personname productid="La Lavagna Sistina" st="on"&gt;La Lavagna Sistina&lt;/st1:personname&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Credo mi sia quasi impossibile mettere altri nella condizione, a parte quei cento detti e ridetti che parteciparono al primo anno di corso della scuola Zio Feininger, nella condizione, dicevo, di focalizzare come era davvero Andrea Pazienza docente. Egli, disordinatamente ed in clima di vacanze e cazzeggi [ben diverso dal nostro corso, serio e quasi d’accademiche pretese], diede un po’ di lezioni di fumetto anche alla Libera Università di Alcatraz, un posto ameno tra le colline Umbre, di proprietà di Jacopo Fo [che ne dirigeva anche tutta la struttura scolastica]. Qualche altra dozzina di persone l’ebbe dunque come insegnante, ma se vedete i filmini che furono girati ad Alcatraz su Paz, concordereste con lo scrivente: si trattava veramente d’un clima da villaggio turistico [ambiente in cui Pazienza avrebbe comunque primeggiato, ehehe].&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Da noi NO! Nulla di tutto ciò. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi ci vorrebbe un attore a rappresentarlo, e solo allora – forse - ai molti che leggono questi ricordi, o quelli di altri corsisti, come Carubbi e Franzaroli, si leverebbe quel velo opaco che ci impedisce di spiegare come esso era… &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Be’, dato che sto qui davanti al PC a scrivere di tutto ciò, ci devo ben provare, magari proprio con l’ausilio del paragone cinematografico. Già… nel suo libro su Pazienza, nella sezione centrale - un’ampia raccolta fotografica -, Giubilati definisce uno scatto per Frigidaire davvero come “cinematografico”. E si! Perché per Paz la fisicità era essenziale. Posava spesso e volentieri davanti alla macchina fotografica, ed anche alla cinepresa. Somigliava nei suoi sguardi cattivi, quando si illuminava di pensieri alla Zanardi, al Gian Maria Volontà gelido e sanguinario, come diretto da Sergio Leone - ma anche, nel suo nasone a patata [“questa specie di escrescenza”, diceva], e in tutti gli imbarazzi da studente foggiano fuoricorso, al Massimo Troisi “non immigrante, in vacanza!” - meridionale della costa opposta dell’Italia, ma uguali, i due [oltre alla vaga, ma non poi tanto, somiglianza fisica] anche nell’incapacità di parlare un italiano senza inflessioni, e perciò nell’essere prigionieri d’una macchietta a volte coltivata, troppo spesso rimasta appiccicata addosso senza volerlo&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Per due/tre mesi Pazienza aveva insegnato con questi riferimenti involontari cuciti addosso. La fine dell’anno s’avvicinava, e lui sapeva benissimo – anche se partecipava sempre più spesso, e sempre volentieri, a comparsate televisive – che il suo modo d’essere personaggio sul palco dell’aula scolastica non aveva prodotto successo alcuno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La gente lo fissava silente ed aspettava&lt;i style=""&gt; qualcosa&lt;/i&gt;. Nel suo essere misterioso ed evasivo, allora Paz si circondava d’ospiti [“regaz, questo è il mio carrrissimo amico Nicola Corona, &lt;i style=""&gt;detto&lt;/i&gt; Nik!”] che potevano legittimarlo capobanda da spaghetti-western. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Poi, per farsi perdonare le innocue malignità da rockstar, arrivava con le tavole del nuovo fumetto, “Lupi”, e con un pennarello coprente ritoccava qualche vignetta non ancora finita finita, o allo stadio delle matite. Si faceva così un po’ ammirare, come il ragazzino abile con le matite colorate alle medie od alle elementari, che tutti i suoi compagni idolatrano, ma, appena si spostano le luci dei riflettori, resta un “misfit”, un perdente della vita che si sfoga col disegno - qualcuno a cui forse nel profondo preme più il consenso della mamma che lo aspetta a casa, o soprattutto della ragazzina coi capelli rossi all’ultimo banco.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ecco qui: Paz si esibiva, poi ironizzava su sé stesso, poi, ancora, si esaltava, e, appena finito il tempo della lezione, tornava alle sue malinconie incurabili – lo sapevi in Osteria, o dalle soffiate delle ragazze che, a turno, lo “accompagnavano a casa”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Eppure la sua incapacità di lavorare sul suo “personaggio pubblico” si riduceva a dei motivi molto semplici. Facciamo un passo indietro.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Nell’autunno del 1983 Bologna fu invasa di cartelloni che pubblicizzavano questa nascente Scuola del Fumetto Zio Feininger. Alcuni manifesti riproducevano un grande disegno di Carpinteri, tuttavia la più parte – dovette far davvero colpo! – era un’illustrazione di Paz in cui due persone correvano per le strade (di Bologna?), dopo la pioggia. Di essi si vedevano solo i piedi, ma, a parte la prospettiva del marciapiede a scomparsa, Pazienza si era divertito a disegnare attorno alla pozzanghera tutta una serie di omini, e case, montagne, la pozzanghera stessa era un laghetto in questo paesaggio surreale, minuscolo ma caotico, molto alla Moebius, delizioso!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Così un giorno entrò in aula, e disegnò delle montagne che delimitavano un laghetto. Qualcuno, forse, fece subito il collegamento. Paz disse solo “se disegnate una pozzanghera…” essa è come un laghetto. Disegnata la pozzanghera. “Poi, se a sovrastare la pozzanghera vi è un palo della luce…”. Disegnò il palo della luce, ed il suo riflesso increspato nell’acqua. La gente taceva, lo guardava. “Poi se c’è un muro”, ed ecco che il muro (dove aveva notato “I° piano”) si riflette anch’esso nella pozzanghera. Poi sopra il muro scrisse INFINITO, poi sotto, ehm, MURO. Più sotto POZZANGHERA… Aveva detto tutto, ma volle rincarare la dose, la lezione era agli inizi. STAGNO, ACQUITRINO, LAGHETTO, PISCIATA, FOGNA, da collegare con un vettore a doppia freccia, a: POZZANGHERA. Poi STRISCIA DI TERRA, ISTMO, SPIAGGIA, questi collegati a MARCIAPIEDE.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bene: ora avevamo uno schemino fatto di pozzanghere/laghetto, un muro, il marciapiede, e un sacco di parole in maiuscolo collegate da fumose freccine intersecantisi a confondere la classe. La quale classe sempre taceva. Pensava forse: abbiamo di fronte la rockstar Pazienza, e ci disegna un muro, delle freccine? Paz stette lunghi minuti in imbarazzo, fissando ora il “muro”, ora la classe. Il muro, la classe, il muro, il muro. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Poi accadde. Quello che avrei voluto spiegarvi a parole, e che ora racconto con immagini verbali. Fu il Paz cattivo bandoleros che ripensò alle bache secche ed a tutte le sue menate maliziose, che ci osservò con scherno, ed osservò il muro. Poi ecco la sua sfiga meridionale, e dall’immobilità assoluta, si rasserenò (si ridimensionò?), &lt;i style=""&gt;si girò di scatto&lt;/i&gt;, prese il cancellino e disse “vabbè - ”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Con la lavagna ripulita, ridisegnò la pozzanghera, in prospettiva, col punto di fuga verso destra. Poi il marciapiede. Anzi: “regaz, dovete inserire tutto in un contesto. Sul marciapiede vi è un omino con impermeabile e nasone. Capelli al vento. La sua sagoma si riflette frastagliata sulla pozzanghera”. Era Zanardi, ancora lui. “Al suo fianco un lampione, ricurvo. Poi ancora una pozzanghera, stavolta sul marciapiede. Ed un muro. Anzi, una parapetto. Meglio: di marmo. Potete sbizzarrirvi con le colonne, molte”. Disegnava, parlava e disegnava.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Adesso il muretto/parapetto delimita un terrazzino a semi cerchio. Essì, perché siamo molto in alto, ed il terrazzino è un belvedere. Sotto… sotto si intravedono degli alberi, dei sempreverdi. Un pino. Un’olea fragrans. Un declivio. Sterpaglie. A destra ancora del verde, ma anche degli alberi spogli, di cui fanno capolino solo alcuni rami rinsecchiti. Ora scendiamo. Ci sono delle abitazioni. Delle fabbriche. Coi camini che fumano. Dei campi lavorati, appena arati. Vedete?”. Ormai il muretto era trasformato in un panorama abbastanza ampio…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Ora una strada tortuosa, sterrata. E quasi parallelo un fiume. Che si allarga in un punto. Disegniamo un laghetto prodotto dal fiume, ed in mezzo al laghetto un isola, tre alberi, con tre cappelli di verde”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Poi: “oltre il fiume ancora campi pieni di verde, ed infine il mare, uno spuntone di roccia che scende a picco tra le onde… sopra di esso un faro. Il fascio di luce del faro punta al mare, alle …”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Barchette? Ora avevamo sulla lavagna un bellissimo panorama. Raccontato da una voce intima di memorie, di Gargano, di giornate di caccia, di serate tardo estive. Pazienza – forse solo il Maestro Raviola possedeva altrettanta potenza immaginifica – creava le sue opere per induzione, per viaggi mentali, per fantasie. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ogni tanto si allontanava, osservava l’opera, ripeteva “vabbè”, e magari ritoccava appena. In alto, al posto delle barchette interrotte, scrisse PANORAMA, più a destra PUNTO DI VISTA, poi ECC…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La classe era altrettanto basita. Ma non per disappunto. Egli, pure “il maestro” (con &lt;st1:personname productid="la M" st="on"&gt;la M&lt;/st1:personname&gt;) Pazienza aveva donato la sua procedura, il &lt;i style=""&gt;magico&lt;/i&gt; che metteva nelle sue tavole. Aggiunse, ormai sciolti i flussi di generosità e sincerità, “il panorama all’infinito, mare, costa, ecc..” &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non vi furono molti altri ecc. Nelle settimane seguenti, alleggerito, riempì molti cartoncini di Zanardi a colori, di Francesco Stella con ombre reali e ombre portate… ma quello fu davvero il &lt;i style=""&gt;primo giorno di scuola di Andrea Pazienza&lt;/i&gt;… e, forse l’ultimo: tutte quelle tavole estemporanee erano autografi, regali ai fans, ai molti fans che erano, e restarono, solo spettatori al Corso, per godere degli effetti speciali o per recuperare qualche souvenir in fumetto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Paz tornò spesso alla sua malvagità recitata, a volte purtroppo sincera! &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma si rilassò. Forse in quel giorno di lezione imprevista imparò ad essere un buon docente di fumetti, ed un tutore, un punto di riferimento, forse anche amico, per coloro che avevano deciso di seguire seriamente i suoi passi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Conclusione&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ho telefonato ad Andrea Baldazzi per chiedere se si ricordasse di quel poster del “mondo in miniatura”. Avendo scartabellato tutti i vecchi appunti dello Zio Feininger, e le mie tavole dell’epoca – ed inevitabilmente quelle di tempi più recenti (sapete, ordine è una cosa per pochi eletti) -, mi ritrovo in una stanza temporaneamente inagibile, nella quale avrei dovuto &lt;i style=""&gt;anche&lt;/i&gt; sfogliare la fumettografia di Paz. Nossignore. Preferisco rivedere i miei panorami – precedenti la “pozzanghera all’infinito” -, o gli studi che feci su vignette delle stesso Paz (colorate, incerte, coi Pantone più sgargianti), e poi tutti gli schizzi, tanti ritratti dei Beatles, i cieli stellati acquarelli-e-tempere per storie americane, e Riki Andrews…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non so perché, ma dopo tanto ricordare Paz ed il Corso, m’è venuta voglia di rivedere le mie cose, le mie evoluzioni, le migliaia di studi che, dimenticati, m’erano serviti per costruire un fumetto fatto e finito.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Di Pazienza, bho! forse ho voglia di sentir ancora parlare… ma se Baldazzi non è stato in grado di rintracciare il gran poster di cui dicevo, non importa! preferisco parlare di me stesso, dei miei sudori al tavolo da disegno, di ieri, di oggi, e naturalmente del domani. Magari anche a me ci volle un po’ di tempo, ma il mio primo giorno di scuola è già arrivato da tempo, vediamo gli altri come saranno?&lt;/p&gt;  &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/Maggio02_ita_1989.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/Maggio02_ita_1989.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115841478714560251?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115841478714560251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115841478714560251' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115841478714560251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115841478714560251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/il-primo-giorno-di-scuola-di-apaz_16.html' title='Il primo giorno di scuola di Andrea Pazienza – ultima parte'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115814122021837184</id><published>2006-09-13T11:44:00.002+02:00</published><updated>2010-11-17T21:16:10.549+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>Ricevo e trasmetto APAZ Andrea Pazienza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPfbTg0P1I/AAAAAAAAADE/E7hEBFFH-Yw/s1600-h/19.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPfbTg0P1I/AAAAAAAAADE/E7hEBFFH-Yw/s400/19.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054128867027205970" width="480" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Teatro Le ZeRBe e Teatrovunque&lt;br /&gt;presentano&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;NEL SEGNO DI PAZ&lt;/span&gt;                                                                     &lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Andrea Pazienza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;con &lt;/span&gt;Antonio Carletti, Milena Fois, Giovanni Landi, Alberto Rizzi, Alessandro Scipilliti&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;drammaturgia e regia &lt;/span&gt;Antonio Tancredi&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;costumi &lt;/span&gt;Milena Fois e Alessandro Scipilliti                                                                                                               &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;realizzazioni audio digitali &lt;/span&gt;Mauro Marchini e Tristan Martinelli&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;luci &lt;/span&gt;Federico Kata Canibus&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;fonica &lt;/span&gt;Tristan Martinelli&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ufficio stampa &lt;/span&gt;Rosanna Tripaldi&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;organizzazione &lt;/span&gt;Teatrovunque&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;NEL SEGNO DI PAZ&lt;/span&gt; si presenta come un lavoro dolce e amaro, comico e violento, lirico e grottesco. Si inizia con &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Zanardi, Colasanti e Petrilli&lt;/span&gt;, i tre cavalieri creati dalla matita di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Andrea Pazienza&lt;/span&gt;. Sono loro a gettare un ponte tra scena e platea, realtà e finzione, portando il pubblico attraverso un viaggio che si concluderà con un nuovo inizio, forse….&lt;br /&gt;In una scena volutamente nuda, come il foglio bianco che aspetta di essere segnato, cinque attori , ma sembrano di più, danno vita a vari personaggi in un vorticoso gioco mimetico e trasformistico. Si passa così da storie dal forte carattere autobiografico, frammenti di vita studentesca a scenari psichedelici con protagonisti sempre meno umani. Tra una scena e l’altra irrompono i due mitici partician &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Paz e Pert&lt;/span&gt;,&lt;/span&gt; dove Pert sta per Sandro Pertini, abili guastatori sempre in lotta per la libertà. Una mosca irriverente, alterego dello stesso autore, interloquisce con il pubblico, presentando e commentando ciò che avviene sul palco.&lt;br /&gt;Alla fine del viaggio due loschi figuri lasciano ad attori e pubblico una provocazione: e se la stagione degli sballi, delle frasi urlate, delle mode cambiate vorticosamente non fossero un modo per distoglierci da qualcos’altro, per vincere le nostre resistenze, per incatenarci ad un modello di vita che non si può scegliere, ma solo condividere?&lt;br /&gt;Nel Segno di Paz è uno spettacolo  da e su un autore che ci ha raccontato la fragilità di una generazione che ha tentato di scrollarsi di dosso verità precostituite per sognare e creare un’altro mondo, e nella sua sconfitta ci ha lasciato una grande lezione di libertà, urlando la sua resa invincibile. Chi assiste allo spettacolo avrà la sensazione di sfogliare un album dove le storie non hanno confini netti. Nel segno di Paz è pensato e vissuto come un concerto rock, una festa, dove restano sempre margini per l’imprevisto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPfbjg0P2I/AAAAAAAAADM/P7A6k0tpraU/s1600-h/10.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPfbjg0P2I/AAAAAAAAADM/P7A6k0tpraU/s400/10.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054128871322173282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115814122021837184?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115814122021837184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115814122021837184' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115814122021837184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115814122021837184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/ricevo-e-trasmetto-apaz.html' title='Ricevo e trasmetto APAZ Andrea Pazienza'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPfbTg0P1I/AAAAAAAAADE/E7hEBFFH-Yw/s72-c/19.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115798005843118455</id><published>2006-09-11T15:04:00.003+02:00</published><updated>2010-11-17T21:52:25.349+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><title type='text'>Gli inediti di Andrea Pazienza: "Il mare d'inverno" di Franzaroli</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/mare_d%27inverno1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/mare_d%27inverno1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Giorgio Franzaroli&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Andrea Pazienza&lt;/b&gt; non aveva un metodo prestabilito di  insegnamento, anzi, andava spesso a braccio.&lt;br /&gt;Alcune  volte credo che volesse stupire e basta. Come quando arrivò in aula con gli  occhiali scuri (ma da vista) armato di katana, e incazzato disse che con noi  voleva instaurare un rapporto zen fra maestro e allievo, cioè che se non  avessimo fatto come diceva lui, ci avrebbe preso a bastonate. Ci fu silenzio,  poi fra i banchi si levò l’allegro chiacchericcio divertito di noi, che avevamo  capito che stava scherzando.&lt;br /&gt;Però credo che Andrea non  scherzasse affatto. Lui stava mettendo in pratica &lt;b&gt;Kill Bill&lt;/b&gt; con vent’anni di anticipo. Andrea Pazienza era &lt;b&gt;Hattori  Hanzo&lt;/b&gt;, noi &lt;b&gt;Uma Thurman&lt;/b&gt;, che invece di sfondare una tavola di legno a  mani nude, dovevamo semplicemente riempirne una di carta, armati di pennarello.  Altre volte ci metteva al lavoro con colla e forbici. Dovevamo inventare una  sola vignetta, con  sagome ricavate da cartoncino nero. L’unico intervento  consentito con il pennarello era il lettering per la battuta. Non era una cosa  buttata lì: Il risultato fu che alcuni pastrocchiarono scene incomprensibili,  altri invece avevano realizzato delle vere e proprie gag autoconclusive,  vignette con una battuta e via che sembravano fatte da Chiappori. Era il suo  modo di scoprire chi aveva capacità di sintesi. Una volta ci disse "io faccio  una sceneggiatura e voi la disegnate: la storia non la so, la facciamo adesso,  partiamo dal titolo. IL MARE D’INVERNO! Come la canzone della Berté". E  cominciò a disegnare a gessetti lo storyboard sulla lavagna, vignette su  vignetta. Se avesse potuto asportare la grafite e stamparla su carta, sarebbe  stata senz’altro una storia migliore di certe tavole pubblicate per inerzia.  Era comica, demenziale e surreale: era la storia di uno sfigato succubo della  madre, che è costretto a prendere un treno regionale solo per andare a vuotare  la spazzatura dimenticata nella casa al mare. Frustrato dal treno e dalla madre,  prende una barchetta per farci un giro senza saperla guidare e finisce in  Yugoslavia. L’ultima persona ad averlo visto è una racchia bigotta che il  protagonista prendeva per il culo durante il viaggio in treno, dicendole che  stava andando a Saint Tropez. E mentre lui é prigioniero dei militari comunisti  che lo credono una spia, le autorità italiane lo danno per morto perchè a Saint  Tropez non c’è mai arrivato.&lt;br /&gt;"Disegnai" la storia e  chiesi ad Andrea se potevo pubblicarla sulla fanzine di Stefano Trentini,  “Nuvola bianca”. Avendo di fronte a sé un ragazzino di 16 anni, mi disse che  potevo farne quello che volevo. Chiaramente Trentini era molto contento di  pubblicare una sceneggiatura inedita di Pazienza, anche se massacrata dai  disegni di Giorgio Franzaroli. Siccome avevo già un po’ di senso del pudore,  scrissi sotto al titolo “da un’idea di Andrea Pazienza”, così da scagionarlo  da una sua involontaria (anche se consenziente) partecipazione alla mia  iniziativa, e anche per evitare che il suo nome venisse citato sulla copertina  in qualità di collaboratore attivo. Non so neanche se abbia mai visto un numero  della rivista.&lt;br /&gt;Se l’ ha fatto e non ha detto niente,  vuol dire che era molto generoso.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/mare_d%27inverno.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/mare_d%27inverno.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115798005843118455?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115798005843118455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115798005843118455' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115798005843118455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115798005843118455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/gli-inediti-di-pazienza-il-mare.html' title='Gli inediti di Andrea Pazienza: &quot;Il mare d&apos;inverno&quot; di Franzaroli'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115758269810794905</id><published>2006-09-07T00:43:00.003+02:00</published><updated>2010-11-17T21:43:36.988+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ANDREA PAZIENZA'/><title type='text'>Il primo giorno di scuola di Andrea Pazienza - parte seconda [di 3]</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/paz_forfora_alt_PICCOLA.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 25px 0px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/paz_forfora_alt_PICCOLA.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;di Alberto Rapisarda&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Delle teorie delle ombre&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Nel frattempo. Pazienza cominciava a domandarsi come sarebbe riuscito ad insegnare la &lt;i style=""&gt;sua&lt;/i&gt; materia, la narrazione a fumetti. Chiese consiglio a qualcuno, tra i suoi colleghi insegnanti. Ma restava un fatto: da dove attingere un metodo di docenza, nello zero assoluto, o quasi, di programmi didattici, di libri di testo, di esperienze – a parte qualche caso isolatissimo a Roma, Milano, nella stessa Bologna – di insegnamento dei fumetti? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Paz scansò molto abilmente, ancora per qualche settimana, tutto il problema, facendo per il momento memoria del metodo attraverso cui egli stesso aveva “imparato”, e che per molte vie traverse – compresi i suoi orridi, ehm, quadri -, lo aveva portato ad essere un divo dello stardom della nona arte. Ovvero il suo amato/odiato liceo artistico – che, come sapremo da varie fonti, non dovette essere così male, frequentato guarda caso, stessa città di Pescara, stessi anni, molti docenti comuni anche se in corsi diversi, da Tanino Liberatore (le estenuanti lezioni con modelli - nature vive e morte - traspaiono nelle prime prove fumettistiche di Pazienza, soprattutto in alcune timide anatomie prettamente accademiche - da cui s’affrancherà per fortuna ben presto -, che profumano di sagome inanimate, di corpi Leonardeschi, senza alcuna scintilla personale). &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Soddisfatto di questo percorso a ritroso, Pazienza si dilungò sulla teoretica del disegno. Dire che non fece centro al primo colpo, non rende forse l’idea della delusione a cui, nelle prime lezioni da professorino pugliese, esponeva noi alunni. Non dimentichiamo infatti che l’adesione quasi oceanica (cento persone il primo anno!) era motivata per molti dalla presenza nello staff del &lt;i style=""&gt;divo&lt;/i&gt; Pazienza. Non tutti venivano a lezione per sudare mille camice sul foglio di disegno bianco, da riempire d’acquerelli, di linee chiare, di pointellismi. Per alcuni, ancor più per &lt;i style=""&gt;alcune&lt;/i&gt;, la lezione era uno spettacolo: la performance artistica del Divino Paz.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Difficile dire se Pazienza fosse in certo qual modo consapevole di tutto ciò, che cioè la gente voleva vederlo disegnare, e stupirsi, ed ammirare, come gli era successo tante volte tra le varie Lucca Salon dei Comics, e le feste di Frigidaire, e i molti happening fumettari che tra fine anni ‘70 e i nascenti ‘80 prendevano sempre più piede. Difficile dire, in altri termini, se tramasse d’essere un insegnante un filo crudele, che si fa desiderare come una bella donna, che si fa pagare e non-basta-mai, come prerogativa d’una Stella. Fatto sta che non ebbe migliori idee, in quest’ennesima fase di transizione, del dispensare lezioni su &lt;i style=""&gt;come &lt;/i&gt;si disegna. Assai improbabile, no? Un’ora soletta alla settimana, per di più &lt;i style=""&gt;serale&lt;/i&gt;, per illuminarci su come s’articolano le giunture delle mani, ché siano credibili – per dire il meno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Annebbiato, una sera se ne uscì con una paludata chiarificazione su come le ombre si dividano in: 1- ombra reale, e 2- ombra portata. Io - stranamente come molti altri alunni/colleghi-destinati-a-pubblicare, provenivo dallo scientifico, e la manfrina della teoria delle ombre, che al liceo trovai affascinante, bellissima, chiarificatrice, l’avevo digerita volente o nolente nei cinque anni di disegno tecnico… quanti CONI posti sotto il fasci di linee PARALLELE della fonte luminosa “in teoria”, e tutte le proiezioni del vertice, e dei lati, eccetera. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Così anche il nostro insegnante, troppo concentrato ad impartire ‘sta benedetta Teoria, non ebbe da proporre null’altro che un manichino! Un viso d’uomo, molto Pazienzesco - poteva essere un Pentothal senza baffi, o il suo alter ego più maturo Francesco Stella -, ma per Paz fu solo un riflesso condizionato. Niente baffi? Non basta. Niente bocca, niente occhi, nessun padiglione auricolare, nulla di nulla se non l’ovale del viso, ed il nasone a patata che ben conoscete, proiettato per intero con tratto scurissimo, 2- ombra portata… sulla guancia; il medesimo nasone, scurito con leggero tratteggio, nel lato opposto la fonte luminosa, per definire la 1- ombra reale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Le ragazzine che facevano a pugni per stare in prima fila, con le loro minigonne dark, con le calze velate attorno a gambe esili e desiderabili, un trucco leggero ma astuto, fiori tra i capelli… si guardavano imbarazzate, mentre Paz “regaz, per la prossima volta…” dava istruzioni su quante prove per conto nostro avremmo dovuto svolgere a casa&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;- tutte le varianti (avete presenti quante varianti vi sono in una lezione sulla teoria delle ombre? no? frontale ombra laterale, frontale ombra bilaterale, tre quarti ombra posteriore, tre q…). Qualcuna di dette fan(s) forse meditò sul tornare a trascorrere le serate col moroso istituzionale. Senz’altro nessuna arrivò alla lezione successiva con tutte le varianti delle ombre reali e delle ombre portate. Noncuranti, tornarono ad occupare le primissime file, ed a sbattere le palpebre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Che c’entra &lt;st1:personname productid="la Bert￨" st="on"&gt;la Bertè&lt;/st1:personname&gt;?&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La lezione che andava a svolgere quella sera doveva essersela rivista in sogno, davanti allo specchio, nel tragitto in macchina, lungamente quanto le &lt;i style=""&gt;repetitio&lt;/i&gt; d’uno dei suoi esami al DAMS. Pazienza s’apprestava a dare la sua prima vera lezione su &lt;i style=""&gt;come si fanno i fumetti&lt;/i&gt;. Anzi, parola d’ordine: facciamo un fumetto - &lt;i style=""&gt;fate&lt;/i&gt; un fumetto! L’idea non era tanto peregrina, e credo che gliel’avesse davvero suggerita qualcuno: ogni buon fumetto che circola sulla faccia del pianeta abbisogna prima di tutto d’una buona sceneggiatura. Ovviamente la materia “come si sceneggia un fumetto” era competenza di Daniele Brolli, così, se la memoria non m’inganna, le sceneggiature che Pazienza si portò appresso erano state scritte nella quiete casalinga, pronte da sciorinare precotte.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Una piccola osservazione va riservata al fatto che nella sua opera omnia – che io non possiedo “by heart”, indi prendetemi con le pinze – Paz s’era qualche volta appoggiato ad un collaboratore esterno proprio per la parte dei testi. Ad esempio il pluricitato Marcello D’Angelo, il Tamburini – per cui faceva i disegni sottobanco -, credo persino il politicante Nicolini.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Oggi – quel giorno – non solo era arrivato con un soggetto e con dei dialoghi, da affidare ad una classe intera, ma persino con una &lt;i style=""&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt; – se preferite: un livello assai complesso di regia, montaggio, elaborazione sequenziale – che andava ad illustrare verbalmente… Con un misto di seriosità da docente, di eccitazione autorale, d’ilare complicità, Paz correva da un angolo all’altro della classe, a spiegare con grandi movimenti delle mani che la sigaretta in primissimissimo piano fa “FIZZ” eppoi il dettaglio entra nelle braci, persino negli atomi delle braci… “per poi aprirsi in un paesaggio cheto, floreale”. Oddio!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Questa sceneggiatura scelta per la mia classe, intitolata “LSD”, era tuttavia imbastita su una trama abbastanza semplice (qualche variante più “pesa” l’aveva già svolta – e la svolgerà pure in seguito – per proprio conto, con condimento di eroine, perversioni sessuali, ed altro): un personaggino alla “Pazienza” si &lt;i style=""&gt;FACEVA&lt;/i&gt; – in questo caso scolastico, d’un non troppo letale &lt;i style=""&gt;acido&lt;/i&gt; – e viveva tutta una serie di situazioni improntate al senso d’inadeguatezza nei confronti della gente e del mondo circostante (insomma il classico Sè sfigato, che non sa, da solo, evitare le merdozze invariabilmente pronte da calpestare).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Come è ovvio la vicenda era ridotta all’osso – detta tutta: l’omino piglia l’LSD, versa per paradisi lisergici, ma giunge una tardiva telefonata, un amico con due ragazze l’aspetta per una serata al cinema, dove egli naturalmente ANDRÀ… I dialoghi sono in puro stile Pazienza, pur ondeggiando tra il trito e ritrito (“ma Gino non doveva telefonarmi alle otto?”… “vatti a fidare dei Gini!”), alla comica collaudata (“sessanta biglietti”… “di prima classe!”), con qualche ciliegina di crudele ironia nei confronti di chi s’avventura nelle percezioni alterate (Gino: “dai non fare il cretino, sta per iniziare il film”… “&lt;i style=""&gt;Ai confini della realtà!&lt;/i&gt;”).&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Nella minuziosa descrizione dei piani cinematografici, dei campi e controcampi, della curiosa preferenza (almeno in quest’occasione) per una quantità di “dettaglio” e “ancor più dettaglio”, Pazienza si riservò di svelare la fine del fumetto. L’ultima striscia, su pagine di sei vignette x tre strisce, andava riempita con una moltitudine di piccoli quadretti, che diventavano sempre più piccoli, sempre più frenetici, fino a sparire nel nulla. Forse la maschera del cinema, che era appena giunta ad allontanare il “viaggiatore” dalla sala cinematografica, avrebbe chiamato l’ambulanza, e lui “naaaa!!!” avrebbe fatto resistenza sferrando qualche pugno micidiale, per poi inoltrarsi allucinato tra le ombre delle vie bolognesi eppoi… “regaz, solo un’idea, finitela voi come vi pare!”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Molti si cimentarono.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Per non trovarsi con cento “LSD” il giorno della consegna, Pazienza, come accennato, aveva preparato un secondo soggetto, dal poetico titolo “Il mare d’inverno”. Anche qui con un omino sfigatissimo, alle prese con un lungo viaggio in treno alla volta di Rimini. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Giorgio Franzaroli, in seguito universalmente misconosciuto per la prova che diede (ma come? un soggetto inedito di Pazienza, e nessun bibliografo di Apaz lo cita?), disegnò la storia riminese con uno stile vivace ed autonomo, e la fece andare in stampa sul giornale a fumetti di tutto rispetto “Nuvola Bianca”, diventandone di fatto il disegnatore ufficiale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Quella dell’acido, “LSD”, fu realizzata fino in fondo da Roberto Carubbi – il quale però rimaneggiò pesantemente sia i dialoghi che la sceneggiatura, ma anche in questo caso il risultato fu professionale e tanto divertente da rotolarsi sul pavimento.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Io - m’ero cimentato con la stessa storia &lt;i style=""&gt;d’acidi&lt;/i&gt; di Carubbi - avevo preferito seguire alla lettera le istruzioni di Paz, realizzando il mio primo fumetto a colori con sufficiente elaborazione proto-professionale. Mi arresi all’ultima striscia. Quadretti all’infinito mi ispiravano il niente. Annotai, sul bordo inferiore della tavola, “vedi Creepy n. 23 pag. &lt;st1:metricconverter productid="46”" st="on"&gt;46”&lt;/st1:metricconverter&gt;, dove presumo qualcuno aveva avuto quella stessa idea dei quadretti all’infinito, molto prima di Paz. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Chissà: se un giorno volessi mettere a posto quelle tavole – “brutte ma fedeli”, direbbe il poeta – oltre a rifare il &lt;i style=""&gt;lettering&lt;/i&gt;, e ripulire un fracco di sbavature, dovrei consultare quel famoso Creepy, e, finalmente illuminato, concludere la storia in bellezza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Resta un mistero: io non ho mai avuto numeri di Creepy… e, allora?&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/fizz.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/fizz.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115758269810794905?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115758269810794905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115758269810794905' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115758269810794905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115758269810794905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/09/il-primo-giorno-di-scuola-di-apaz.html' title='Il primo giorno di scuola di Andrea Pazienza - parte seconda [di 3]'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115651769060344087</id><published>2006-08-25T16:54:00.002+02:00</published><updated>2010-11-17T21:53:34.727+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='... Roberto Carubbi'/><title type='text'>ho conosciuto Andrea Pazienza !</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Roberto Carubbi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPeZjg0PzI/AAAAAAAAAC0/B0mJE-ybu9s/s1600-h/carubb.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054127737450807090" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPeZjg0PzI/AAAAAAAAAC0/B0mJE-ybu9s/s400/carubb.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima volta che sentii parlare di Andrea Pazienza, fu solo all'inizio di estate del 1982. Con Teresa, un'amica di Fontanelice, diplomata all'artistico di Bologna, e con la quale si progettava qualcosa di fantastico (... mai partorito), ci recammo a Faenza a bordo della mia Mini 1000 blu, a casa di un grande illustratore: Cesare Reggiani. Reggiani, quella sera su nel suo attico cittadino, dopo averci mostrato delle sue incredibili tavole illustrate ad aerografo, tra le quali alcune pubblicate su Playboy France, ci parlò di Andrea Pazienza: “Conoscete Pazienza?” ci chiese... “é il più grande che conosca... guardate” (più o meno disse così). Ci mostrò delle sue tavole da alcuni numeri del Male e Frigidaire; in particolare si soffermò su una in bianco e nero dove era raffigurata un'orgia; una fusione di corpi nudi, “sinuosi” e intrecciati tra loro. Forse sarà stato il fatto che già ero stato colpito in modo impressionante dalla mano “mostruosa” di Reggiani che in fondo a Pazienza non feci poi caso più di tanto. Poi lo conobbi… Pazienza! Era la fine di ottobre o l'inizio di novembre del 1983; mi ero iscritto al corso di fumetto “Zio Feininger” a Bologna, che era presieduto dai giovani maestri dell'avanguardia Bolognese, l'underground metropolitano di allora. Loro, i fondatori di “Valvoline” erano Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori, Lorenzo Mattotti, Igort Tuveri, ai quali era aggiunto Andrea Pazienza, che con “Valvoline” non aveva proprio niente da spartire; né i suoi fumetti con i suoi personaggi, né la sua personalità, che pareva, nella vita, essere rimasta quella di un ragazzone che si barcamenava in un mondo ormai fuori moda, e che raccontava spesso storie di eroina e delinquenza. Mentre gli altri maestri davano l’impressione di essere un po’ più distanti dai loro allievi, (anche se poi con tutti si usciva alla sera, dopo il corso, a finire la giornata, in qualche osteria), Pazienza, contraddittoriamente a quanto affermava in “Pompeo” circa i suoi allievi di corso, che apostrofava come “sfigati”, ne era in fondo il più amico e il più coinvolto. Tutti stravedevamo per lui e per il suo talento, le donne gli andavano fin sotto casa a tutte le ore, e lui egocentrico e spavaldo, godeva a bestia per tutto ciò. A differenza degli altri, di cui dubito fosse grande amico, Pazienza, “condiva” solo i suoi fumetti di quegli intellettualismi che gli erano propri, mentre nella vita si aveva l’impressione di aver a che fare con un essere molto più “terra terra” spesso lunatico e molto poco virtuoso. Di sicuro, cambiò la vita di alcuni, quel corso di sei o sette mesi secchi (dove nessuno conseguì l’attestato o il mezzo diploma promesso all’inizio, come da contratto… ma poi mai dato!… ma era l’ARCI di allora). Di tre sezioni, però effettivamente solo una si affermò poi al grande pubblico e divenne famosa: Francesca Ghermandi, che era in classe con me, Rapi e Baldaz e che ricordo graziosa nei suoi occhi e lunghi capelli castani e nella sua tuta di jeans. Talvolta allo “Zio Feininger” erano invitati altri autori conosciuti, come Magnus, Ugo Bertotti o Silvio Cadelo. A pensarci, a più di vent’anni di distanza, davvero non mi rendevo conto di tutto quel materiale umano e artistico a disposizione, a quei personaggi poi “mitizzati” dalle future generazioni. Igort, finì a lavorare in Giappone, Jori passò alla pittura affermandosi sempre più, Mattotti andò a Parigi dove vive tutt’ora e dove è considerato uno dei più grandi illustratori del mondo, Pazienza invece per colpa dei suoi vizi, morì nel 1988 facendo la fine del suo amico Tamburini e di tutti quei miti del rock, del cinema e della letteratura vissuti a cavallo dei '60 e '70, di cui i suoi personaggi parevano i fratelli minori. Pur raccontando storie di provincia, anche Pazienza riuscì a pubblicare all’estero; adesso non vi è una sua mostra che non sia presa d’assalto quotidianamente. Mostre in cui sono esposte, un po’ scolorite, quelle tavole che a volte noi avevamo la fortuna di scoprire in anteprima dalle mani dell’autore. Vedere disegnare Paz era un vero “knock out”: lui che arrivava sempre in ritardo, quando arrivava, e che talvolta mandava a cagare qualcuno per nulla, si trasformava quando prendeva in mano un gessetto ed iniziava a riempire la vecchia lavagna nera delle scuole Aldini. Di solito, nel mutismo estasiato della classe, Paz creava dal nulla, volti e corpi che si materializzavano in pochi secondi, dalle ombre nette e sicure che ne davano un grande spessore ed una grande profondità. Era uno spettacolo anche il modo in cui spiegava il come o il perché, in una maniera comprensibile e poco tecnica. Spiegava per esempio, o meglio si raccomandava, di utilizzare sempre lo stesso foglio anche nel caso si fosse sporcato o rovinato, e continuare la traccia iniziata con la matita. Invitava a farsi furbi, come ad esempio rimediare ad un errore utilizzando etichette adesive o coprire parzialmente con qualche cos’altro, ciò che a volte non ne ha voglia di riuscire bene! Ad esempio… non veniva un piede? Non era un problema, lo si poteva un po’ nascondere magari con un sasso in primo piano! A me personalmente e caratterialmente stava anche un po’ nel cazzo. Le storie che raccontava e l’atteggiamento altezzoso e arrogante che assumeva a volte in aula, mi ricordava quei ragazzi più grandi di me, del mio paese ai tempi dell’infanzia, ignoranti come pochi, e solo il caso ha voluto non mi abbiano mai menato o tirato giù le mutande davanti alle bambine curiose. A qualcuno capitava, in un mare di vergogna! Io Paz, lo vedevo un po’ come lo vedeva Mattotti: un eroinomane nostalgico, fuori dal tempo. Nel 1984, i tossici avevano già rotto il cazzo, nonostante fosse ancora in auge il farsi delle pere e anzi, tanti fra le mie conoscenze cominciavano. Erano ragazzi e ragazze più piccoli di me di quattro o cinque anni, che non temevano né epatiti né aids.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo benissimo, una sera dopo il corso, in una osteria di Bologna, Mattotti che parlava di Pazienza; pur senza cattiveria lo trovava ripetitivo, come incapace di crescere e forse anche un po’ patetico, senza accennare al suo talento che gli riconosceva senza problemi. Loro due erano i due mostri sacri del corso, i più venerati e gli unici forse che non avessero nulla da dirsi. Ricordo Brolli con il quale non avevo un gran rapporto: lo vedevo intellettuale e chiuso nelle sue giacche e pantaloni scuri. Era difficile da capire quando spiegava, e lui stesso non si sforzava molto per apparire diverso; ma forse era di carattere così, chiuso ed educato. Igort, che mi fece conoscere e piacere “Kid Creole and the Coconuts” aveva una cresta che sembrava tenuta su dalla gelatina; si vestiva Dark e girava, senza patente, su una Honda Four 400 rossa della fine degli anni '70. Tra noi vi era stata anche una flebile forma di amicizia; dispensava consigli, complimenti, critiche e qualche volta anche maligne prese per il culo. Ricordo che faceva inchiostrare le sue tavole agli allievi e a me sembrava così strano…! Una volta a casa sua mi consigliò di leggermi tutti i volumi di una biblioteca, così da maturare! A parte ciò, apprezzava la mia mano; mi riconosceva un’abilità nel movimento e un giorno mi dedicò anche un disegno, su di un tovagliolo da osteria in cui aveva scritto: a Carubbi, a cui non devo insegnare niente del movimento. Forse era lui l’unico, del gruppo Valvoline, vero estimatore e un po’ amico di Pazienza. Al contrario Jori, da un po’ di tempo, amico di Paz non lo era più tanto… per il fatto che stava con Elisabetta, la sua ex, e per la quale Paz soffriva tremendamente. Non avevo una grande simpatia per Jori, non lo vedevo sincero perché non ti diceva le cose in faccia, anche se era bravissimo ad usare le ecoline. Una volta fui ospite, assieme agli altri, a casa sua a Bologna; la sua donna, la Elisabetta che tanti conoscevano di fama, non si fece mai vedere. Girava per le stanze aprendo e chiudendo le porte, come per dire: non ho voglia di vedervi, ma voi siete pur sempre in casa mia… Io quell’Elisabetta non l’ho mai vista… a parte una caviglia e un polpaccio, spariti in fretta in un corridoio. Giorgio Carpinteri invece era molto simpatico, molto alla mano e molto geniale; tra tutti, dopo Paz, era quello che mi piaceva di più, il più “Valvoline” di tutti, membro di quella corrente contemporanea che spazzava via tutto il bel fumetto classico. In Valvoline primeggiava più, nei disegni, la concettualità avanguardista che non la bellezza del segno, era importante, il disegno, farlo apparire, più che farlo bene. Ma Carpinteri, che non sopportava il jazz, aveva anche una gran mano ed ebbe molto successo; gli furono commissionate scenografie dalla Rai, poi sparì… sono vent’anni che non vedo più in giro nulla di lui… purtroppo! Di Mattotti, ricordo le tavole a pastello ad olio, di ‘Fuochi’, che durante la lavorazione, ci portava in visione con buona disponibilità. Erano tavole coloratissime, dall’impronta espressionista ma anche cubista, etniche e tribali, coinvolgenti e severe, adatte ad un pubblico colto e competente e non ad un cannonaro e acerbo giovinastro come me…! Fu uno spettacolo insomma che io non potei godermi completamente; eppure, quando gli mostrai le tavole di “Molly Break”, la mia piccola negretta che viveva ad Harlem con una zia bianca e che correva irrequieta di notte tra i grattacieli illuminati della città, ebbe un sussulto; gli piacque al punto una mia vignetta, che mi disse: “è bellissima! Sembra quella di un professionista”… detto da lui…! E una mia vignetta piacque anche al grande Paz, che in una storia pubblicata su un Alter Alter del febbraio 1985, riprese parzialmente, riportando in una sala cinematografica, che nel fumetto ospitava Zanardi, Colas e Petrilli, alcune paia di occhi, tra i quali, un paio più chiari, emergere dall’oscurità! Fu una piccola cosa, per carità, ma un grande onore! Del resto questa vignetta, era parte di un fumetto che cominciai con lui e che finii da solo. Prima della pausa natalizia, Paz tra i vari compiti delle vacanze, ne diede uno a tutti, particolare: finire una storia che lui aveva solo cominciato in una sola tavola, pubblicata nel 1983 sull’albo “Perché Pippo sembra uno sballato?”. Questa opera mai finita, che lui aveva chiamato “Acido”, era quella di uno che, smaronandosi, nel suo appartamento, trova un acido nel frigo…; io fui l’unico a terminare quella storia, che nonostante una sua promessa, non fu mai pubblicata!... ma era il mio primo fumetto, dal segno ancora acerbo e dalla tecnica improvvisata. Tra quelli della mia sezione, ero l’unico a cimentarmi nel “grottesco”, un genere demente dove Paz eccelleva alla grande. Ogni tanto sorrideva quando gli facevo scivolare sotto al naso i miei personaggi nasuti, con la tuta del Bologna o si divertiva, come quella volta che gli esibii il disegno di un aereo ben cazzuto pronto al decollo. Avrei di sicuro voluto conquistarne la stima anche solo con i miei personaggi che a lui piacevano e che assomigliavano ai suoi! Al corso ogni tanto, si presentava con qualche suo amico “speciale” di quelli appena “pescati” nella drogheria del quartiere; ad una lezione, ce ne presentò due, capelloni e imbruniti che se ne stettero tutta la sera seduti nei banchi davanti e che non rivolsero mai la parola a nessuno, solo aspettarono che Paz finisse per andarsene con lui. Un’altra volta un’allieva, mora poco graziosa ma con due gran tette, ebbe un mezzo malore perché lui non la cagava… le chiavava tutte ma non lei. Un’altra volta ancora, un tipo di Reggio Emilia, introverso e strano, si alzò durante la lezione e se ne andò senza salutare, né lui né noi! Non l’avesse mai fatto; comportarsi così con Pazienza era sinonimo di non aver capito un cazzo di lui, che prese la palla al balzo. Con uno scatto felino lasciò la cattedra, lo inseguì, lo bloccò nel corridoio e lo attaccò al muro dandogli dello stronzo. Questo impaurito cercò di spiegargli che era così di carattere e che doveva prendere il treno. “Ok” gli disse “levati dalle palle!”. Pazienza poteva anche stare nel cazzo ma era anche uno che, se preso in buona, dava tutto e raccontava tutto di sé senza problemi. Non si negava mai a nessuno, e in tutti i posti dove metteva piede lo vedevi sempre con dei pantone o dei pennarelli in mano, disegnare per qualcuno; in tanti oggi abbiamo un piccolo originale di Paz che oltretutto vale anche qualcosa... in tutti i sensi. Con lui non vi erano vie di mezzo, o valevi o non valevi un cazzo! Una sera al corso, Daniele Trombetti, mio futuro amico e grande illustratore di Imola nonostante i suoi soli 19 anni, si avvicinò a Paz e in un modo un po’ ruffianesco e pauroso gli chiese: “emmmh… Andrea ti posso far vedere delle tavole?” Paz disse “ok” e quando s’allontanò si burlò di lui imitandone la vocina e facendogli il verso: “ehh… ti posso far vedere delle tavole?… sfigato!” ma cambiò espressione quando Trombetti gli mostrò le sue tavole; si fece serio e attento ed esclamò: “sei veramente bravo… fatti pagare!”. Tuttavia non lo vidi molto stressato a quella lezione di primavera del 1984. La sera prima la RAIUNO aveva mandato in onda uno special sul nuovo emergente fumetto d’avanguardia, dove lui e Liberatore primeggiarono alla grande. Il giorno dopo lui arrivò, sulla sua Alfa 33 grigia metallizzata in orario, gasato e carico come una molla a ricevere i giusti onori che si devono a un mito; era tirato a manetta, in jeans, giacca, cravatta e occhialini scuri. Era talmente preso dall’euforia generale che a fatica rispose ad una mia battutina che fu: “cazzo ti ho visto ieri… zioboia!… cioccavi da morto!”. Di risposta ebbi un: “si eh?” e si lasciò andare all’abbraccio collettivo di tutte le donne. Il suo problema con l’eroina, emergeva più fuori che non al corso. Quelle volte che si era, dopo le lezioni, a bere da qualche parte, mentre tutto procedeva bene, a lui spesso capitava che cambiasse espressione… improvvisamente, sentisse un gran freddo venirgli su (anche se era estate) e dopo pochi minuti sparisse; non diceva dove andava, ma non era difficile immaginarselo! L’ultima volta che l’incontrai fu all’inizio dell’estate del 1984 nella “famosa” piazza di Cesena dove l’assessorato alla cultura aveva pensato con molto acume e apparente intelligenza (…i dipinti furono ritrovati molti anni dopo, a pezzi, in una discarica….)di invitare i nuovi fumettari italiani a dipingere sui pannelli di legno che ricoprivano una grande fontana e i suoi dintorni, in via di restauro. Intervennero oltre a Paz anche Bertotti, Carpinteri e noi allievi a dare una mano. Io arrivai di mattina sulle dieci sulla mia Honda Enduro 500xl; incontrai Rapi e Baldaz prima di arrampicarmi su di un’impalcatura dove Paz stava cominciando un enorme Zanardi a cavallo che si abbeverava da un tritone. Ci fu un abbraccio tra noi, anche perché era del tempo che non ci si incontrava; mi chiese invano se avevo da fare una “cannetta”… io notai delle cicatrici nel fianco, gli chiesi cos’erano… “bottigliate” mi rispose fiero! Poi per non deluderlo andai a cercare del fumo, senza trovarlo. A mezzogiorno in un ristorante messo a disposizione dall’assessorato, ci ritrovammo, oltre a mangiare (Paz non sopportava sentir masticare o sgranocchiare… penso me lo abbia detto un sacco di volte), di nuovo a disegnare tutti insieme nel libro per gli ospiti. Un cameriere stupido, riprese Paz che era in ciabatte, invitandolo ad uscire e tornare con un paio di scarpe, cosa che lui fece, incredibilmente, senza batter ciglio; solo si lasciò andare a un “spirito di disapprovazione”. Lo stesso cameriere stupido, dopo avermi elogiato, vedendomi disegnare e osservando all’opera anche Pazienza, esordì stavolta così: “hey c’è uno più bravo di te” “grazie al cazzo! idiota!!”… pensai. Il giorno dopo, eravamo di nuovo tutti nella piazza a “lavorare” quando improvvisamente sbucò da chissà dove un gruppo di ragazzi, forse di Cesena, che da sotto all’impalcatura dove operava Paz, cominciò a chiamarlo tributandogli un’ovazione degna di un comandante; con loro riuscì, finalmente, a farsi qualche canna. Nella tarda serata ci fu un brutto episodio. Si era a cena al ristorante, Paz era sparito da tavola come ormai era solito fare, spesso; lo incontro dopo Rapi, nella piazza, che piagnucolava: aveva perso l’orologio che gli aveva regalato la sua ex Elisabetta, in un momento in cui era chiaramente caduto nell’abisso della disperazione pensando a lei. Poi si riprese e tornò a tavola per sparire di nuovo; io mi alzai per andare in bagno e lavarmi le mani e me lo incontrai chino sullo stesso piccolo lavandino. Aveva gli occhi rossi, come quelli di un aborigeno, mi fissò con l’espressione malvagia, e, come avrebbe fatto Zanardi con Petrilli, mi offese, senza alcun motivo: “mi fai schifo!” disse. Me ne andai senza rispondere e con le mani ancora bagnate. Senza più rivolgergli la parola lo incontrai più tardi in un piccolo bar da dove lui mi venne incontro sorridente, e abbracciandomi mi offrì una sangria. Si scusò e basta, senza alcuna particolare giustificazione. Fu quella l’ultima volta che lo vidi. L’anno seguente il corso “Zio Feininger” fu ripetuto; ma non era più il corso di Pazienza, che se ne era andato da Bologna, ma quello del gruppo “Valvoline” dal quale io fui escluso, forse per essere stato, fino a quel momento, troppo poco “avanguardista”!… (ma come? Non avevo ricevuto l’anno prima anche i complimenti di Igort e Mattotti?). Terminò, quell’anno 1985, la mia esperienza Bolognese, anche se di tanto in tanto, sempre comunque in buoni rapporti, incontravo Igort, che andavo a trovare assieme ai miei due amici di corso Rapi e Baldaz. Nel dicembre dello stesso anno, tornando in treno da Roma, dove andai con Rapi alla sede di Frigidaire (incontrammo uno Sparagna ormai in disarmo e alle prese con la missione “raccoglisoldi” Orda d’Oro, missione che avrebbe dovuto inutilmente salvare il giornale…) fui quasi convinto da lui a fermarci a Montepulciano a trovare Paz, che si era sposato e stabilito là… Ma poi ci ripensai, facendo, non poco, incazzare Rapi. Continuai a leggere le sue storie, fino all’ultima stupenda e incompiuta, del cane cartaginese Astarte che combatte contro gli spaventosi, enormi mastini romani, ed uscita sul numero di luglio 1988 di Comic Art. Paz, il grande Paz era morto il mese prima! Non ho più incontrato nella vita, un genio come lui, il più grande di tutti, come disse quel giorno Reggiani! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPeZjg0P0I/AAAAAAAAAC8/8YwLE9mujwQ/s1600-h/carubbi_paz_fan_PICCOLA.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054127737450807106" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPeZjg0P0I/AAAAAAAAAC8/8YwLE9mujwQ/s400/carubbi_paz_fan_PICCOLA.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115651769060344087?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115651769060344087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115651769060344087' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115651769060344087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115651769060344087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/08/ho-conosciuto-andrea-pazienza.html' title='ho conosciuto Andrea Pazienza !'/><author><name>carub61</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/RiPeZjg0PzI/AAAAAAAAAC0/B0mJE-ybu9s/s72-c/carubb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115468953636287021</id><published>2006-08-04T13:05:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:16:29.631+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>Le origini - Part TWO</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/chiharapitoRA.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 0px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/chiharapitoRA.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dimenticavo: Fatti e personaggi sono frutto della fantasia dell’autore, ogni riferimento alle realtà è puramente casuale (non si sa mai…).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barbara abitava molto vicino all’Aula Corsi e per comodità di tutti – e soprattutto del resp. Corsi ritardatario – aveva ricevuto le chiavi ed era stata delegata ad aprire e chiudere l’aula corsi, Mastro di Chiavi e Mastro di Porta (Ensamble).&lt;br /&gt;Il giorno dopo 8.30, Vespa, sotto al portico, bloccasterzo, la trovo fuori  - porta chiusa (?). “Ieri sera il Resp e Alfonso si sono trattenuti, si sono tenuti le chiavi e mi hanno mandato a casa…”.&lt;br /&gt;Arrivano tutti, entriamo, corso, pausa caffè. Si ripassano in gruppi gli appunti, i MIEI. “Guarda qui!, Bello Questo!” ecc. ecc.... e poi CLICK “MA quel disegno di ieri, l’hai tolto?” “QUALE?” “Quello mega di Alfons…” CLICK “No, era qui, dopo questo, prima di quello…” Controllo, tra due pagine mi sorride la dentatura del blocco, senza pagina attaccata, anzi STACCATA!&lt;br /&gt;Ma Dove… Ma come… Ma PERCHE’?&lt;br /&gt;Il Resp. è affabile e simpatico, gli chiedo se PER CASO qualcuno ha rovistato sui tavoli la sera prima, “NO” non sa nulla NEGA NEGA NEGA!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corso prosegue, da quella sera BLOCCO a casa (quasi sempre credo).&lt;br /&gt;Finisce il mese di corso, iniziano i due mesi di vero lavoro del PERIODO DI PROVA.&lt;br /&gt;Ufficio Titoli. Alfonso è il Vice, sopra di lui il  Responsabile, lo chiameremo MISTER Y, Trader degli anni ’80 simpatico Q.B., distaccato, disinteressato (riassumendo ARRIVATO). Due mesi di limbo, ricordo solo la mia prima esperienza con la mitica pinzatrice ZENITH 548: Pinzo, sbatto il retro, parte il caricatore centrale a molla, VOLA, VOLA, si infila tra muro e armadio in lamiera PESANTISSIMO: irrecuperabile! CLICK “Vado a fare delle fotocopie.”. Butto la Zenith monca e inservibile sotto quintali di carta da macero. Entro in un ufficio momentaneamente vuoto, una ZENITH 548 langue sul tavolo, la MIA nuova Zenith, Col DYMO (da quanto tempo non ne vedo uno…) scrivo ANDREA, lettere bianche su striscia nera adesiva. Non so se siete mai stati in un qualunque ufficio, provate a tenere il conto di quante volte avete sentito: “Qualcuno ha visto la mia Puntatrice?”. Io, dal 1982, lo sento ancora oggi.&lt;br /&gt;Altro rapporto interessante quello con la LOGOS 364 OLIVETTI, ma ve la risparmio.&lt;br /&gt;Due oggetti che ORA vedo, uno alla mia destra e uno alla mia sinistra, ORA, qui sulla scrivania.&lt;br /&gt;Tornando a bomba, alla fine dei tre mesi era prevista la mitica PROVA MACCHINE, ovvero uso di Macchina da scrivere e calcolatrice. Passaggio “proforma” per il viatico del posto fisso.&lt;br /&gt;Quella sera mi rendo conto di una cosa: IO NON DOVEVO PASSARE.&lt;br /&gt;E non passai, esito negativo FIRED.&lt;br /&gt;Nel frattempo ho ricostruito E SONO CERTO che mi è stato rubato un MIO DISEGNO. Quindi salutando Alfons l’ultimo giorno, a freddo, gli chiedo pacatamente se ALMENO mi può restituire il MIO DISEGNO. Nega, Nega, Nega!&lt;br /&gt;So di scene apocalittiche avvenute in ufficio dopo la mia uscita. Terzo grado a tutti i colleghi IGNARI “Chi gliel’ha detto, del disegno?”. Non avevo mai parlato di quella cosa in ufficio.&lt;br /&gt;Il mio problema è Il Disegno, non il licenziamento (a parte le ripercussioni famigliari).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo passo a trovare DON, gli racconto la storia. DON mi conosce e mi stima, non capisce. DON è mooolto dentro alle cose. Dopo due giorni ci rivediamo, SUE parole “Anche tu, però, fare le caricature ai funzionari…” ARIDAJE, non era una caricatura (NON so fare caricature, non chiedetemi caricature, chiedetele a CARUBBI, LUI è BRAVO!). Il foglio del blocco (The original ONE ©®™ by Balda 82) è nel mio fascicolo in DG.&lt;br /&gt;Quindi cerco il dialogo. Rifaccio il disegno (quello pubblicato in Part ONE), non a biro ma a china non sul blocco ma su Fabriano F4. Scrivo un letterina (a MACCHINA, avevo una portatile  LITTON ROYAL) gentile e circostanziata al Dott. Cirri (più su di lui non c’era nessuno), allego per chiarezza fotocopia del disegno e spedisco per posta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui iniziano le sfighe.&lt;br /&gt;CLICK - Cirri muore dopo due giorni (amo pensare che non abbia avuto la possibilità di leggere la mia).&lt;br /&gt;CLICK - MISTER Y viene beccato a fare PESANTEMENTE gli affari suoi coi soldi degli altri, naturalmente nessun chiasso, si licenzia lui e apre una redditizia attività in proprio.&lt;br /&gt;CLICK - La leggenda parla di ALFONS beccato in ascensore con la segretaria (Hi &amp;amp; Bye EN PLEN AIR).&lt;br /&gt;CLICK -  Al resp. dei corsi, qualche anno dopo, mentre pulisce la SUA pistola, gli parte un colpo (come a me con la ZENITH) e centra sua moglie (cosi riporta il Resto del Carlino). Il mistero della camera chiusa.&lt;br /&gt;E io? Beh, dovendo fare il ragioniere e prendere come al solito “due piccioni con un fava” cerco un nuovo lavoro. Nel frattempo affino la mia vena artistica, mi informo. E quindi vado a fare il ragioniere in Piazza San Domenico, a due dico DUE passi da via del Cane: esco dall’ufficio e mi iscrivo alla Nuova Eloisa. Dentro ci trovo IGORT e BALDAZZINI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora un saluto a Barbara, che si licenziò di sua volontà, ed a cui devo ancora restituire THE WALL dei Pink Floyd (lo conservo comunque con cura...). Un grazie per la scatola di pennarelli che dovevano servire a colorare i miei sogni che però erano e rimangono in BIANCO E NERO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CLICK adesso vado in Florida con Cristina, nel Frattempo ci attende Hurricane Chris previsto a MIAMI per Domenica. PS noi arriviamo nel pomeriggio.&lt;br /&gt;IO NON CREDO NEL CASO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/FL-00083-C%7EGreetings-from-Florida-Land-of-Sunshine-Posters.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/FL-00083-C%7EGreetings-from-Florida-Land-of-Sunshine-Posters.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115468953636287021?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115468953636287021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115468953636287021' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115468953636287021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115468953636287021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/08/le-origini-part-two.html' title='Le origini - Part TWO'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115429938951649264</id><published>2006-07-31T00:41:00.004+02:00</published><updated>2010-11-17T21:53:15.749+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ANDREA PAZIENZA'/><title type='text'>Il primo giorno di scuola di Andrea Pazienza - parte prima [di 3]</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/cover.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/cover.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;di Alberto Rapisarda&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Premessa&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il caro amico Roberto Carubbi m’ha chiesto di scrivere le mie memorie su Andrea Pazienza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Robbè sostiene, credo soprattutto per il fatto che io, Paz e Baldazzi realizzammo un lungo fumetto assieme, che i ricordi che ho di quegli anni siano sterminati. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;In realtà ho dovuto prepararmi. Sono andato nello studio dove conservo archivi, quelli si, sterminati, di disegni, scritti, appunti, illustrazioni, fumetti su fumetti, e lì in mezzo comincio a selezionare una particolare categoria di documenti: &lt;i style=""&gt;gli appunti del Corso Zio Feininger&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Vari motivi - soprattutto il fatto che nelle stesse pagine in cui prendevo nota di ciò che dicevano gli insegnanti ci sono molti miei disegni estemporanei -, mi portarono ad un certo punto della vita a scorporare dal quadernone da scolaretto del 1983/84 [e segg.] tutte le pagine che stavano a maggior diritto tra le raccolte dei miei schizzi &amp;amp; studi - quel tipo di cose che un fumettista usa per allenarsi all’opera vera e propria, e che per qualche motivo diventano importanti anche in altri momenti, diversi dalla realizzazione della storia a cui servivano [vedasi gli “scrigni del tesoro” di Magnus].&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tutto questo ben di Dio – tolto dal quaderno, archiviato su raccoglitori, ricostruito per l’occasione - ha causato un gran disordine in casa mia, ma forse un minimo d’approccio logico, alle memorie che Roberto mi chiede, l’ho impostato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Nota essenziale prima di partire: molte delle cose che ho conservato dalle lezioni di Pazienza sono timidi tentativi di ricopiare in tempo reale quello che il nostro dotatissimo insegnante disegnava [dipingeva? fumettava?] sulla lavagna. Non chiedete dove sono quei suoi disegni – lo sa mister cancellino - a scuola le cose vanno così. E pure non chiedete a me di pubblicare qui quelle incerte scopiazzature: non va così il mondo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Bache secche&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non ricordo nulla del primo giorno in cui APaz si presentò in aula. Già l’avevo incontrato in giro per Bologna, così forse non era un momento così importante per me, anche tenendo conto che amava circondarsi di Tossici, Katane &amp;amp; Armature da Kendo, Fratelli Michele [quello-piccolo-e-tarchiato], ‘Nik’ Corona, Cinture Borchiate, Spifferi d’Aria Tra I Capelli, Corsiste Aspiranti &lt;i style=""&gt;Fumettisti&lt;/i&gt;, Sacchi Pieni d’Armi [giocattolo], Mazzi di Chiavi dell’Alfa 33 Targata FG, Bustine…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Insomma, noi Bache Secche lo consideravamo un puerile esibizionista, che, come i Beatles nei pressi del loro scioglimento, si ravvivava[no] solo alle prese con l’ARTE.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ssi. Di questo devo dargli ancora oggi tutta la mia fiducia. Era un grande fumettista, e un bravissimo divulgatore di questa pratica così faticosa, fanfarona e fascinosa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Già si disse, parlando della divisione delle materie nel Centro d’Arti Applicate Zio Feininger, che Apaz insegnava davvero il Fumetto: come si fa un fumetto, la sceneggiatura, e poi il layout, e ci mettete le onomatopee, le rifinite, e incollate le peccette, le peccette di Magnus. Era un vero fumettista.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Altro discorso per i cinque Valvoliniani [più Miglioli - ed altri che vennero]. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Semmai erano manager, pittori accademici, semiologhi - ma autori di fumetti, hum… A Carpinteri soltanto riconobbi sempre lo status di fumettista [cioè, lui era un vero autore di fumetti, quelli veri, quelli tipo “faccio Topolino”], perché, bazzicando casa sua, scoprii la mitica libreria gigante su due mandate a coprire la parete più estesa del salotto, zeppa di fumetti – sapete quelle cose tipo Swamp Thing di Wrightson in lingua? Nulla a che vedere con Mishima edizione Guanda su carta prestige, o tutto Macluhan magari mai scartato dal cellophane. Sono cose che fanno la differenza, già…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Pazienza invece era un abile millantatore, al contrario: faceva credere di essere &lt;i style=""&gt;pittore&lt;/i&gt; [e il dadaismo, e Tristan Tzara, e due scatole], ripeteva che Frigidaire, la rivista più importante del decennio, era &lt;i style=""&gt;anche &lt;/i&gt;sua, sua proprietà, suoi i tocchi di genio, sua la grafica d’un fracco di cose. Poi parlava &lt;i style=""&gt;da pari&lt;/i&gt; coi politici, coi letterati colti, coi registi dalla vocina fina, coi terroristi, persino con i Presidenti Partigiani. Sembrava che la sua arte fumettistica fosse qualcosa da snob, che buttava lì tra un ricevimento a Palazzo Madama e le frequentazioni dei salotti romani di Elsa Morante. Un poliedrico, concesso, prestato, degnatosi all’arte dei baloon. Se ci siete cascati, magari plagiati da qualche editoriale Frigidairano di Vincenzo Sparagna, o dell’altro, l’amico Bussotti, be’, le cose non stavano affatto così. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Paz divorava Jacovitti, Kit Carson, Paperino e Satanik. Poi anche Crumb, certo. Ma egli era – si ricordi ora e sempre – un disegnatore di storielle con baloon: &lt;b style=""&gt;I FUMETTI.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ed i fumetti perciò insegnava col rigore di colui che spiega tutte le fasi che devi metterti in testa se vuoi diventare non dico qualcuno, ma almeno un Bonelliano da fill-in – anche lì la sua disciplina era servita, Pazienza era servito. Molti [pochi] sono lì: a fare i fill-in per Tex.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma Apaz non si rassegnava. Tirava due sciabolate con la spada giapponese portata da casa – il che lo metteva sempre nella pericolosa condizione del fermo di Polizia &amp;amp; notte in guardina [avete presente cos’era Bologna nel 1983???], poi passava tra i banchi a sbirciare le calze di nylon delle corsiste, ancora salutava “Marcellino” [“pane e vino”], poi prendeva una boccata d’aria… poi, se al bar era già andato [“regaz, da l’altroieri non mangio”], iniziava la lezione sui fumetti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La prima fase – come vedremo – ovvero la &lt;i style=""&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;, non era così prioritaria per la mente raffinata di Pazienza. Decise di cominciare dal TITOLO. Diede dei titoli, o in alternativa dei dettagli dettagliatissimi. Fondamentale era che noi bache secche portassimo “la prossima settimana, se ci sono ancora, regaz” delle stupefacenti copertine di queste storie inesistenti, con personaggi inesistenti, il tutto campato in aria.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Rapisarda” a questo punto torna a vagare nei vacui abissi della dimenticanza, sennò v’avrebbe citato il lunghissimo titolo in cui c’entravano belle more, baci gelidi come serpi e tant’altro, a mettere assieme una poesiola su quattro righe che ho sempre sospettato avesse rubato [ignorante io] da qualche simbolista francese - e sei protagonista!!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Io comunque lavorai sodo tutta la settimana tra la lezione di dispense e quella di consegna. Analogamente al Maestro, saccheggiai la mia libreria casalinga, fotografie, cartoline, fumetti di Paperino [pure io], stampe ottocentesche, I Popoli del Mondo De Agostani - era fatta!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Arrivo orgogliosissimo alla lezione successiva, con una tavola orizzontale [tipo le copertine del “Topolino D’Oro” che leggevo nei miei anni di bimbetto] il cui titolo era – per tutti gli alunni – &lt;i style=""&gt;“Mario Carotenuto e lo strano caso delle gemelle siamesi”&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La mia era composta di piramidi Atzeche, di statuette antiche [gemelle, appunto], di cattivissimi dai denti da vampiro, d’investigatori Scherlocchi, insomma: Barks, Barks, Barks.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Paz la vide, storse un po’ il naso, forse si pentì [del naso]… poi, da amicone, commenta: “Ah, Walt Disney?” Io raggelai: “Barks! Carl Barks.”. Lui scatta disinvolto alla prossima scaracchia della prossima baca secca.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Insomma, le cose andarono in quel modo per un po’ di settimane. Copertine su copertine, sullo scibile umano ed extra-umano. Gli piacque una mia veduta da un castello Cecoslovacco [interno], con panorama dalla finestra pietrosa che sfumava nella mia abile tecnica d’acquarello [“come l’hai fatta? bella!”, io: “mah, schizzi che ho preso ‘en plain air’ durante un viaggio” – mentivo, ricalcavo, mentivo]. Sputacchiò su qualche mio – e d’altri – tentativo di “rifarlo” [l’omino col nasone alla Pazienza, l’omino con i ricci alla Pazienza, canne ovunque]. &lt;i style=""&gt;Finché&lt;/i&gt; il temino della settimana fu “una landa desolata, con un tronco abbattuto ove si posa un corvo cupo, come cupo è un albero senza foglie ma con ramificazioni contorte ed inquiete, e nebbie e nebbie, e un sole che tramonta nella foschia, e prospettive al nulla, al nulla dell’anima”. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Gothic? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Al “Disco D’Oro” imperversava “Pornography” dei Cure, e quella era la nebbia delle anime desolate di questa città desolata.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A casa mia il piatto girava, ripeteva “The Hanging Garden” ad-libitum, la mia sofferenza di ventenne &lt;i style=""&gt;maudì&lt;/i&gt; viveva un’epifania: a chi servivano le foto e la documentazione?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La volta successiva Pazienza girava i banchi tra uno scaracchio e l’altro, e capitò da me. Disse “uhm”. Prese il disegno e lo portò in cattedra: “Così, regaz, si fanno le cose, queste prospettive verso il nulla, l’albero contorto di Biancaneve, il corvo di Edgard Allan Poe, questa tristezza, questo soffrire”. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Io continuavo – ehm – a prendere appunti. Perso qualche elogio, ero arrivato al punto in cui tutto assomigliava ai malinconici quadri di Caspar David Friedrich “che trovate in piccole edizioni economiche nei cestoni su marciapiede della libreria di via Irnerio all’angolo con via Mascarella, regaz imparate da Rapisarda”. E da Friedrich.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il giorno dopo ero in via Irnerio. Friedrich sapeva qualcosa di me che io non sapevo. Poi mi venne in mente che nei Classici Dell'Arte Rizzoli ci doveva essere un volume tutto su Friedrich, ed io a casa avevo la serie completa. Tornai a casa.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115429938951649264?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115429938951649264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115429938951649264' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115429938951649264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115429938951649264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/07/il-primo-giorno-di-scuola-di-apaz.html' title='Il primo giorno di scuola di Andrea Pazienza - parte prima [di 3]'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115408919258079931</id><published>2006-07-28T14:19:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:31:31.290+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>Le origini - Part ONE</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/nelmirinodialfons.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/nelmirinodialfons.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Disegnavo da alcuni anni, su foglietti, sul banco, sui libri di testo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel giorno, come ogni giorno, inforcai la mia Vespa PX200 che mi attendeva sotto i portici di via Zamboni.&lt;br /&gt;Stavo frequentando il corso neoassunti del Credito Romagnolo. Ero stato assunto in  BANCA! I genitori sbavano per queste cose, non avendo MAI lavorato in Banca…&lt;br /&gt;Il corso, 25/30 neoassunti, un responsabile, e ogni giorno un funzionario a spiegarti chi è cosa fa, come si fa, perché si fa e…. siamo una grande famiglia.&lt;br /&gt;Occupazione principale degli allievi, Tris, bigliettini, scena muta, alcuni zelantissimi.&lt;br /&gt;Sfortunatamente alle superiori, primo banco, avevo sdoganato gli appunti a disegni facendo digerire ai prof. la mia tecnica, loro spiegavano e io disegnavo. Meglio di così!&lt;br /&gt;Altra brutta abitudine, stare attento in classe.&lt;br /&gt;Quindi, tra battaglie navali, tris, bigliettini e Gazzette dello Sport mimetizzate tra tavolo e ginocchia, cominciai a riempire il blocco appunti di schizzi, battute, citazioni etc. il tutto finalizzato a fissare i concetti dei FUNZ (alcuni anche simpatici).&lt;br /&gt;Un tipo così, dopo una settimana, diventa famoso: ogni mattina riunione degli allievi per “ammirare” la produzione (un saluto a Barbara).&lt;br /&gt;La visita fatale fu di Alfonso, funzionario dell’ufficio a cui ero destinato, giornata melodrammatica, mi prese di mira con domande tecniche e trabocchettevoli a beneficio della platea.&lt;br /&gt;Ne scaturì una spash page stile prima di Kriminal: soggetto pp di Riki Andrews dentro ad un mirino, titolo: NEL MIRINO DI ALFONS.&lt;br /&gt;Il tutto nel mio blocco appunti che lasciavo SEMPRE sul tavolo, alla sera non lo portavo a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salgo in Vespa, CLIK Nannucci per vedere qualche disco. CLIK parcheggio subito sotto le 2 torri per arrivare a piedi in via Oberdan PASSANDO PER GALLERIA ACQUADERNI.&lt;br /&gt;In quella galleria SEDE del Credito romagnolo, ore 17.15, impiegati appena usciti a capannelli.&lt;br /&gt;CLIK vedo Antonella (la mia fidanzata). Lavora a Casalecchio cosa ci fa QUI? Sciopero della SECURMARK quindi è venuta con un collega a portare qualche decina di milioni in contanti nel caveau della SEDE. “Faccio in 5 minuti, aspettami che torno con te in Vespa”. OK mi appoggio a una colonna. CLIK Arriva ALFONSO, saluta i colleghi e gli mostra una cartella. “Guardate al corso che belle cose fanno i ragazzi!”.&lt;br /&gt;Antonella esce e andiamo da Nannucci.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115408919258079931?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115408919258079931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115408919258079931' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115408919258079931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115408919258079931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/07/le-origini-part-one.html' title='Le origini - Part ONE'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115280815129317763</id><published>2006-07-13T18:25:00.002+02:00</published><updated>2010-11-17T21:55:30.541+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><title type='text'>Andrea Pazienza e Zanardi nella Fontana Ritrovata (giugno 1984)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/INDEX.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/INDEX.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/13.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/13.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/04.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/04.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;PREMESSA : I FUMETTARI&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Un gruppo di grandiosi fumettari in auge restituirà l'immagine della fontana alla Piazza, reinterpretandone, con ironia e stile, la forma, l'aspetto, la storia e &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;l'ambientazione, dipingendo direttamente sulle tavole di legno nella ingombrante capanna che la racchiude. L'opera avra' inizio il 18/6/84 alle ore 10 e terminera' il giorno dopo, per l'inaugurazione.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;i&gt;(following text by Stefano Trentini, first published in "Nuvola Bianca" Magazine, Issue No. 3, December 1984)&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/01.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;center&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/center&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:6px;"&gt;L'&lt;/span&gt;estate scorsa a Cesena e' successa una strana cosa, della quale s'e' parlato pochissimo in giro, nemmeno le riviste specializzate l'hanno accennata: la vecchia fontana di piazza del Popolo, causa restauri, e' stata "imballata" in un prefabbricato cuboidale in legno. Successivamente le quattro pareti sono state curate da illustri fumettisti.&lt;br /&gt;Ugo Bertotti ci ha spiegato che l'iniziativa, partita da un architetto del comune di Cesena, Sauro Turroni, che aveva contatti col gruppo di Valvoline di Bologna, era stata progettata per quattro fumettisti: Bertotti, Pazienza, Carpinteri e Igort, ognuno dei quali col compito di decorare una parete della costruzione, dalle dimensioni di circa 8 metri di lato. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/01.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Igort, poi, non sentendosela di lavorare in quelle proporzioni, non ha accettato, lasciando cosi' il posto ai ragazzi della scuola del fumetto di Bologna.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Bertotti e Pazienza hanno lavorato su un disegno preparato in dimensioni minori, quindi proiettato e ripreso aiutati (soprattutto Pazienza) nella stesura delle grosse campiture e nella preparazione dei colori, dai ragazzi della scuola del fumetto: Carpinteri, invece, e' andato "in diretta" da solo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/02.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Guardando i quattro disegni esecutivi risulta evidente il tema trattato, quello appunto della fontana che ognuno ha interpretato a proprio modo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non sappiamo come abbiano reagito i cittadini di Cesena di fronte al prominente membro del cavallo di Pazienza, cavalcato da un inarcato &lt;i&gt;Zanardi&lt;/i&gt; a dorso nudo; sicuramente pero' saranno rimasti affascinati dalla piacevolissima "Abbeverante con cagnolino" di Bertotti. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/03.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/03.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il lavoro dinamico e gestuale, realizzato con bombolette spray da Carpinteri, invece avra' trovato senz'altro consenso da parte dei frigidairiani cesenati. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Spetta a voi ora farvi un giretto a Cesena (magari una domenica "che non si sa mai cosa fare") e godervi personalmente queste fumettopere. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;3NTINI&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/05.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/05.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/09.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/06.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/06.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/07.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/07.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/08.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/08.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/12.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/12.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115280815129317763?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115280815129317763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115280815129317763' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115280815129317763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115280815129317763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/07/andrea-pazienza-e-zanardi-nella.html' title='Andrea Pazienza e Zanardi nella Fontana Ritrovata (giugno 1984)'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-115041422526385105</id><published>2006-06-16T01:10:00.002+02:00</published><updated>2010-11-17T21:55:17.455+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MAGNUS'/><title type='text'>Il vino buono va condiviso con gli amici ... INTERVISTA A MAGNUS (1984)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/magnus01small.2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/magnus01small.2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;b&gt;IL SOGNATORE IN BIANCO E NERO&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di Giorgio Franzaroli&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chi dispensa cultura nelle varie forme, che siano film, libri, musica e tutto il resto che ci accompagna durante l’esistenza, rendendola piacevole, ci pare immortale, o almeno inesauribile. Dieci anni fa moriva &lt;b&gt;Magnus&lt;/b&gt;, all’anagrafe &lt;b&gt;Roberto Raviola&lt;/b&gt;, bolognese: uno dei più grandi disegnatori di fumetti di tutti i tempi. Chi sta scrivendo non ha remore a restringere il campo e definirlo in assoluto uno dei più grandi artisti italiani del 900. Non in virtù del fatto che il fumetto è già stato sdoganato da tempo e definito “nona arte” da nomi illustri, ma perchè le tavole di Magnus sono ormai icone che rappresentano il periodo che sta a cavallo fra gli anni '60 e '70. Come i film di Fellini, le canzoni di Luigi Tenco, le manifestazioni di piazza e l’eskimo. I fumetti “neri” con la “K” hanno albergato nelle camerette degli adolescenti di allora, e subito dopo sono stati ereditati da quelli della mia generazione, gli ormai quarantenni di adesso. &lt;b&gt;Kriminal&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Satanik&lt;/b&gt; furono personaggi epocali, che facevano il verso a Diabolik, ma che vissero in completa autonomia di stile, sviluppando, all’interno di intrecci truculenti, una vena grottesca irrepetibile, frutto di una simbiosi fra il disegnatore Magnus-Raviola e lo sceneggiatore Bunker-Secchi. &lt;b&gt;Max Bunker&lt;/b&gt; (ovvero Luciano Secchi) arrivò all’apice della sua vena satirica con &lt;b&gt;Alan Ford&lt;/b&gt;. E Magnus, dopo averlo disegnato, fu per sempre, per i profani, “quello di Alan Ford”. Disegnava centinaia di tavole al mese, e il metodo di riempire gli spazi con ampi chiaroscuri per velocizzare i tempi di consegna, divenne il suo stile imprescindibile. I suoi disegni in bianco e nero sono entrati nell’immaginario collettivo di almeno 2 generazioni. Qui è giusto ricordare i nomi di due fra i collaboratori che valorizzarono le matite di Magnus inchiostrandole egragiamente: &lt;b&gt;Giovanni Romanini&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Paolo Chiarini&lt;/b&gt;, anche loro di Bologna. Nel momento di maggiore successo di Alan Ford, la ditta Magnus &amp;amp; Bunker si scioglie.&lt;br /&gt;Magnus diventa autore “per adulti”, e crea “Lo Sconosciuto”, un mercenario che si muove in Libano, in Sud America, e in altre zone storicamente difficili. A editarlo fu &lt;b&gt;Renzo Barbieri&lt;/b&gt;, altro pioniere dell’epoca che creò un piccolo impero editoriale con i tascabili erotici. Magnus si rivela già un autore completo e le sue creazioni successive diventano dei classici riconosciuti anche all’estero, forse più che in Italia. La sua coerenza creativa è sempre ad alti livelli, che si tratti di un fumetto porno-splatter come “&lt;b&gt;Necron&lt;/b&gt;”, o di un capolavoro assoluto tratto da un’antica novella cinese come “&lt;b&gt;Le 110 pillole&lt;/b&gt;”. Con “&lt;b&gt;L’uomo che uccise il Che&lt;/b&gt;” affronta l’approfondimento storico, e con la sua interpretazione di &lt;b&gt;Tex Willer&lt;/b&gt; ritorna al fumetto “popolare”.&lt;br /&gt;Il suo Tex uscì postumo, poco dopo la sua morte. Sfogliandolo, non si può non pensare con grande amarezza allo sforzo immenso che deve avere fatto per concludere l’opera. Nel 1984 Bologna era la capitale del fumetto: gli autori italiani che che disegnavano per “&lt;b&gt;Frigidaire&lt;/b&gt;” e “&lt;b&gt;Linus&lt;/b&gt;” abitavano quasi tutti qui, un nome per tutti è quello di &lt;b&gt;Andrea Pazienza&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel periodo Magnus abitava ancora in Via Toscana, ed essendo il suo nome sull’elenco del telefono, lo chiamai chiedendogli di accordarmi un’intervista, da pubblicare su una fanzine che si chiamava “&lt;b&gt;Nuvola Bianca&lt;/b&gt;”, edita a Ferrara da &lt;b&gt;Stefano Trentini&lt;/b&gt;, con cui collaboravo in veste di “corrispondente da Bologna”. La prospettiva di un incontro con il mio disegnatore preferito mi faceva tremare le gambe, dal momento che all’epoca avevo 16 anni, e prevedevo anche che un nome così illustre non avesse tempo da perdere coi “fanzinari”. Invece Magnus mi diede appuntamento a casa sua. Ci andai accompagnato dallo stesso Stefano Trentini, che a quei tempi era spesso a Bologna, immerso nei gangli della burocrazia editoriale, e da &lt;b&gt;Alberto Rapisarda&lt;/b&gt;, compagno di corso alla scuola di fumetto“‘&lt;b&gt;Zio Feininger&lt;/b&gt;”. Era estate, credo Luglio. Ci aprì la porta Magnus in sandaletti, completamente rasato a zero, confermando la leggenda che aleggiava su di lui: Bob Rock e Magnus erano la stessa persona. Passai il pomeriggio nel suo studio schiarendomi la voce, afona per l’emozione, a furia di caramelle alla menta. Magnus parlava a ruota libera, le sue risposte nobilitavano anche le domande più banali. Quella che segue è solo una parte dell’intervista.&lt;br /&gt;Il resto giace incomprensibile nella cassetta che usai all’epoca per registrare la conversazione, impossibile da sbobinare. Le domande sono frutto anche degli interventi di Stefano e Alberto, grandi appassionati di Magnus, e ora entrambi prefessionisti del settore. Il disegno che correda l'intervista fu eseguito da Magnus quel pomeriggio.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Ormai è tantissimo tempo che lei disegna fumetti, e anche se continua a rinnovarsi, non le viene il dubbio di non andare al passo coi tempi?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Io spero di continuare a rinnovare il mio modo di fare fumetti, ma non per mia ambizione, lo sento come un dovere nei confronti di chi mi legge; finchè mi si presenteranno nuove aperture sarà un mio dovere affrontarle. Credo che sia così anche per i miei colleghi. Per quanto mi riguarda, io credo di essere abbastanza attuale, almeno io vado al passo coi miei tempi. Io devo continuare il mio giro di pista, quindi posso rapportarmi con me stesso, non con quello che mi gira in torno.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Della Nuova scuola Italiana come i “Valvoline” (n.d.r. : Igor Tuveri, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori, Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Jerry Kramsky) cosa ne pensa?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Io ne penso benissimo. Loro sono nati autonomi. Autonomi nel senso che non puoi citare con facilità dei criteri con cui sono partiti. Adesso hanno una tenuta tale che non hanno delle cadute di tono. Si vede cioè la coerenza di uno stile. Ci sono però varie scalibrature, non come vicenda.&lt;br /&gt;Una vicenda normale con il loro segno è già nuova. Loro indeboliscono la narrazione portante cercando di forzare la storia liberando molte immagini, ma è più difficoltoso seguirli. Pure c’è abbondanza di testi. Ma questo è troppo rischioso perchè il lettore si stanca di leggere tanto. Oppure non scrivono nulla e il lettore non è contento perchè la storia gli è scivolata via troppo in fretta. Lo stare a contemplare delle immagini senza sapere il senso di queste immagini è troppo per il lettore. Non si possono fare degli ermetismi. Lo fanno per paura di essere banali, mentre invece sul banale ci cresce molta roba.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Però ultimamente ha collaborato con “Frigidaire” con una storia come “Socrate’s count down”, completamente diversa dal Magnus che tutti conoscono.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Perchè collaborando con Frigidaire mi sono identificato con Socrate che beve la cicuta. A parte gli scherzi, avevo l’occasione di realizzare questo progetto. Essendomi letto questo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; fatto, ho visto che il narratore era di una bravura eccezionale per la precisione con cui descrive. Io ho pensato che si poteva anche disegnare. Il problema non era il testo, infatti ne ho tirato via parecchio. Platone non aveva bisogno delle figure. Il problema era come rappresentare questi antichi Greci. Allora io ho fatto come delle statue di gesso, quindi l’inserimento dell’orologio elettronico per creare un certo contrasto. Poi mi hanno criticato i singhiozzi. Io non volevo fuggire dal fumetto e quei “sigh! sigh!” confermavano la mia scelta.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Da cosa dipende secondo lei la qualità di una storia a fumetti?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Da molti fattori: ad esempio ho fatto dei disegni in cui tutta la compressione che avevo nella storia precedente è scomparsa. Ti sto parlando de “L’uomo che uccise il Che”. Questa storia mi ha preso talmente nel disegno che ero preoccupatissimo. Dovevo creare una storia lunghissima, uniforme, uguale dall’inizio alla fine; è stato un grosso vantaggio in seguito: ho fatto delle figure femminili, e tutto quel peso che si era venuto a creare con “L’uomo che uccise il Che”, mi è venuto poi a facilitare le cose, mi ha dato più sicurezza nel segno.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Molti pensano che con “Necron” lei ha fatto un regalo alla pornografia, mischiandola al grottesco.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: In Francia sta avendo molto successo, hanno riso molto. Il merito comunque va alla scrittrice dei testi, che ha una vena comica molto producente. Diciamo che volevo fare qualcosa della “nuova scuola”, ma sul piano del repellente. Poi sono scivolato sul buffo, e la scrittrice ha colto la palla al balzo, e ha scritto un sacco di situazioni buffe. Poi c’é stata la novità della linea chiara. Credevo che in questo modo avrei potuto cavarmela con maggiore rapidità, mentre invece non ti consente di mettere niente in ombra. Quindi ti devi frullare il personaggio da tutte le parti per non metterlo in ombra. La linea chiara comporta uno stile, un segno molto preciso. Non decidi subito le macchie e i neri. Qui mi sono trovato d’accordo con i Francesi. Non ho voluto rubare qualcosa, semplicemente mi sono trovato temporaneamente d’accordo con il loro modo di fare fumetti. Adesso tornerò al pennellino, ma lo farò apposta per fare un fumetto vecchio stile, una storia salgariana, e la disegnerò come non è mai stata disegnata. Ai tempi in cui andavano le storie salgariane, non c’era il sangue e il delitto come lo vediamo noi, nè tantomeno il sesso. Quindi riprendendo quel filone di avventure di avventure e facendo una storia riformulata ai giorni nostri, trovi un altro tipo di avventura. Guarda ad esempio “I predatori dell’arca perduta”. La trama è quella di un film degli anni 40. Tu guarda le singole situazioni e scopri che non è così.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Come mai un amore così profondo per i paesi orientali?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Perché sono più civili. L’amore per i paesi orientali è in un certo senso l’altra faccia di un certo odio per i paesi occidentali. C’è della convenienza a imitarli, sotto certi punti di vista, è anche vero che gli orientali hanno bisogno del rigore occidentale, diciamo che gli sarà utile.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Della vena comica di Max Bunker è rimasto qualcosa nel Magnus di oggi?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Oddio, ormai non più, vari trucchi sono stati assimilati, ma proprio non posso più sentire le influenze di Bunker, anche perchè faccio un tipo diverso da quello, che esige quel tipo di situazioni. Quello che disegno è anche il frutto di altri scritti. Ti rimando a “L’uomo che uccise il Che”. Lì l’arte dello sceneggiatore conta poco: in pratica è un distillato di documentazione e scritti dove l’unica cosa essenziale è la capacità di unirli logicamente, oltre poi a disegnarli.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Lei ha smesso di disegnare ALAN FORD proprio nel momento in cui aveva più successo. Non le sono venuti dei rimorsi?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Certo, comunque devi capire che settantacinque numeri tirati uno dietro l’altro non sono uno scherzo. Poi mi hanno fatto compagnia delle altre situazioni che all’epoca me l’hanno fatto dimenticare. “La Compagnia della forca” era una di queste. I compiti erano poi divisi fra me e Romanini, che a un certo punto era sconvolto perchè io non ero molto puntuale con le matite, e anche perchè io non ero molto convinto. Ma sono andato avanti lo stesso con quella storia terribile che è stata definita angosciante. Nel giro di quattro-cinque numeri si è capito subito, appunto perchè era il periodo in cui l’ombra di Alan Ford gravava ancora sulle spalle. Venivano da me dei ragazzi e mi dicevano di smetterla, e di tornare a disegnare Alan Ford. Io non pensavo di privarvi di un amore così grande!&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Quando disegnava noir e comico nello stesso tempo non si sentiva un po’ disorientato a cambiare sempre stile?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Mha! Io mi sono sempre divertito: Raviola aveva certe idee, però Magnus faceva altri fumetti. Fino a quando Magnus ha rifiutato Roberto Raviola e ha raggiunto una totalità di carattere sul fumetto: è una questione di professionismo.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: Lei è un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure è uno di quelli che si alza di notte a disegnare perchè le è venuta l’ispirazione?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/b&gt;: Faccio delle gran dormite! Per mia fortuna dormo di sasso. Se dovessi pensare ai fumetti anche di notte ... Io ci vivo dentro già tutto il giorno! Poi faccio dei sogni, si, ma non a fumetti.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/b&gt;: A colori o in bianco e nero?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;R:&lt;/span&gt; In bianco e nero! Magnus sogna solo in bianco e nero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-115041422526385105?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/115041422526385105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=115041422526385105' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115041422526385105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/115041422526385105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/06/il-vino-buono-va-condiviso-con-gli.html' title='Il vino buono va condiviso con gli amici ... INTERVISTA A MAGNUS (1984)'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114952057908716972</id><published>2006-06-05T17:16:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:20:16.331+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>I Maestri</title><content type='html'>Quando uno va ad un corso si pensa che ci vada per approfondire la materia, in qs. caso i fumetti (..come disegnare i). In realtà ti rendi conto che disegnarli è il meno, è il resto che costa fatica. Quindi passi al reale motivo per cui ci sei andato (il secondo è sempre quello principale), ovvero capire come sono fatti quelli che fanno i fumetti. Devo dire che NOALTRI fummo veramente fortunati. I nostri "maestri" VOLEVANO" farsi conoscere (per la maggioparte....). Quello che ho imparato in realtà lo uso tutti i giorni in altri settori (meno faticosi e più redditizi, visto che VOI NON leggete/acquistate fumetti e quindi gli EDITORI non li editano). A quelli che mi dicono " per me hai sbagliato lavoro dovevi disegnare fumetti" rispondo: Tu leggi Fumetti?? Nessuno!!!!!!!!!&lt;br /&gt;Torno al lavoro, adieu.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114952057908716972?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114952057908716972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114952057908716972' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114952057908716972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114952057908716972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/06/i-maestri.html' title='I Maestri'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114889572634318863</id><published>2006-05-29T11:11:00.002+02:00</published><updated>2010-11-17T21:39:41.146+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><title type='text'>Jori: quel cielo così bianco</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Marcello Jori&lt;/strong&gt; era, tra i docenti della scuola "Zio Feininger", quello che poteva vantare una preparazione accademica completa, oltre a quel certo &lt;em&gt;pysique du rôle&lt;/em&gt; - &lt;strong&gt;Andrea Pazienza&lt;/strong&gt; a &lt;strong&gt;Lucca Comics&lt;/strong&gt; (1984) continuava a ripetere "hai visto come è bello?" - dell'artista a tutto tondo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Molto apprezzata fu una sua certa lezione, dove - come detto si parlava di tecniche di colorazione - ci fece capire quanto il cartoonist &lt;strong&gt;Mordillo &lt;/strong&gt;avesse attinto a piene mani dal gusto e dalla sensibilità nell'approccio cromatico del grande &lt;strong&gt;Jean-Michel Folon &lt;/strong&gt;- il quale a sua volta si ispirava a certe cose di &lt;strong&gt;Paul Klee&lt;/strong&gt;, quando andava "in Marocco a risciaquare i panni della pittura moderna".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel suo lavoro di fumettista Jori invece adorava tecniche che aveva elaborato per proprio conto, forse memore degli insegnamenti scolastici, e questo creava in lui un dualismo tra la generosità dell'insegnante che non si sottraeva alla divulgazione dei risultati della sua ricerca - disse che si recava a Milano, in un negozietto altamente specializzato, dove trovava mitici colori ad acqua, i concentratissimi &lt;strong&gt;Dr. Ph. Martin's&lt;/strong&gt;, che versava col contagocce - a corredo - su ampie campiture completamente bagnate, ed otteneva le sfumature facendo ruotare su più angolazioni i fogli da disegno - e di contro una comprensibile reticenza sulll'approccio definitivo che aveva con disegni ed ispirazione per i fumetti che pubblicava su &lt;strong&gt;Alter Alter&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Frigidaire&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Assai realistici - dopo il periodo quasi astratto, ancora una volta dichiarata la provenienza dai lavori di Paul Klee, del poetico &lt;strong&gt;Minus &lt;/strong&gt;- i racconti che consegnava per le pagine di &lt;strong&gt;Valvoline Motor Comics&lt;/strong&gt; erano una successione di fotografie, o meglio fotogrammi di film famosi, con qualche occasionale divagazione accessoria - ma il nocciolo era li: "La sposa di Frankenstein", "Gilda", e molto altro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Con questo processo intellettuale di citazioni su citazioni, cosa rodeva a Jori e sfuggiva a noi? Qualcuno disse che, a casa di Marcello - fatto che divenne una leggenda di cui s'è persa la fonte - aveva intravisto dalla porta socchiusa del suo studio un enorme episcopio, col quale proiettava sul foglio, e colorava direttamente ad acquarello, il suo archivio di immagini - secondo necessità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sia come sia, chi più chi meno, quasi tutti fecero tesoro delle sue lezioni, compreso lo stesso &lt;strong&gt;Giorgio Carpinteri&lt;/strong&gt;, e lo stesso Andrea Pazienza, che più avanti colorò un fumetto completo con le tecniche "alla Jori".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Marcello, stufo di certe polemiche, ed anche indissolubilmente legato al proprio background accademico di cui si diceva, riprese a fare il &lt;em&gt;pittore-pittore&lt;/em&gt;, benedetto da &lt;strong&gt;Vittorio Sgarbi &lt;/strong&gt;in un bel catalogo di moltissime pagine.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Quel cielo così bianco" è una frase - ancora da "Pompeo" di Andrea Pazienza - utilizzata dal protagonista della &lt;em&gt;graphic novel,&lt;/em&gt; mentre in piazza Verdi a Bologna alza lo sguardo verso l'appartamento dove appunto Jori viveva in quel 1984.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114889572634318863?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114889572634318863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114889572634318863' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114889572634318863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114889572634318863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/05/jori-quel-cielo-cos-bianco.html' title='Jori: quel cielo così bianco'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114828338807863446</id><published>2006-05-22T09:20:00.003+02:00</published><updated>2010-11-17T21:36:33.883+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><title type='text'>Andrea Pazienza in gita scolastica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/1600/9610c.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1522/2923/400/9610c.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Al finir dell'anno scolastico 1984, come ogni brava classe che ha meritato gli elogi degli insegnanti, Andrea Pazienza propose una 'tre giorni' in quel di Santa Cristina di Gubbio (PG).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà la cosa nacque per altri percorsi. Era consuetudine alla fine delle lezioni trasferirsi in qualche osteria di via del Pratello, dove ci si scopriva molto uniti e gioviali.&lt;br /&gt;Ciò portò Pazienza a concludere che eravamo una cosiddetta &lt;em&gt;compagnia&lt;/em&gt;, cosa che lo eccitava, perchè: "io non sto in nessuna compagnia, volete essere la &lt;em&gt;mia&lt;/em&gt;?", - si illuminò un dì.&lt;br /&gt;Detto fatto, Paz uscì con questa proposta grandiosa: andare a trovare l'amico di matita &lt;strong&gt;Jacopo Fo&lt;/strong&gt; (che sul Male si firmava Giovanni Karen), il quale ci avrebbe ospitati in massa in quella grande ed accogliente struttura che forse molti conoscono come "&lt;strong&gt;Libera Università di Alcatraz&lt;/strong&gt;" (oggi si chiamerebbe 'agriturismo', allora era una specie di comune).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'adesione non fu oceanica. Nondimeno in una calda mattina di giugno ci trovammo fuori dalle scuole, da dove partì un plotone di macchine, a capo l'Alfa 33 targata FG (sole donne, a parte il proprietario di garganiche origini), poi la Golf nera con Baldaz e Rapi ai posti davanti, e via dicendo.&lt;br /&gt;Le indicazioni stradali dell'insegnante Pazienza erano state chiarissime: "avete presente quel triangolo formato da Gubbio, Perugia e Assisi, dove non c'é &lt;em&gt;nessun&lt;/em&gt; paese? Noi andremo lì: &lt;em&gt;in mezzo al niente!&lt;/em&gt;". In realtà, per non perderci, proseguimmo incolonnati attraverso posti ameni (la famosa strada panoramica Cesena-Terni), altri curiosi (Casa del Diavolo), finché si ebbe conferma che davvero eravamo diretti in un posto alieno dalla civiltà, una strada che diventava prima sterrata, poi infinita, senza sbocchi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La permanenza fu squisita come il nostro &lt;em&gt;ospite&lt;/em&gt;: le ragazze si mettevano in libertà, il risico e la battaglia navale la facevano da padroni, si trasmisero molte videocassette di lezioni passate ove, anziche parlar di comics, si celebrava la via della Katana (anche "Alcatraz" era una scuola del fumetto - estiva - in cui insegnava Pazienza) ... poi quantità sterminate di carne alla brace, canne a volontà, grandi gite al torrente a pescare la trota salmonata (eccerto, le canne servivano per la pesca, no?). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Molti disegnarono, fecero foto, riprese di lotte di Kendo, così vario materiale documentario rimase.&lt;br /&gt;Per episodi più dettagliati, si lascia spazio ai commenti ed a prossimi post.&lt;br /&gt;La foto invece, di autore ignoto, merita un veloce &lt;em&gt;chi è chi&lt;/em&gt;: dall'alto si distinguono Jacopo, Paz, Miriam, Lucia, Abald, Giorgio, Simona, Francesca, Simona, Giovanna e &lt;em&gt;moroso&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ovvio che, come disse qualcuno, va un grazie a chi indica i nomi dimenticati, o precisa quanto scritto più in alto. Il resto degli errori sono nostri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114828338807863446?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114828338807863446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114828338807863446' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114828338807863446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114828338807863446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/05/pazienza-in-gita-scolastica.html' title='Andrea Pazienza in gita scolastica'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114779185291327472</id><published>2006-05-16T16:41:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:21:56.626+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><title type='text'>Magnus: un uomo non ancora pazzo per il fumetto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 1986 il mitico Magnus si arrese agli inviti dell'organizzazione della Scuola, e venne a dispensare la sua Arte. Era una bellissima serata di maggio, fuori ancora chiaro, i treni passavano a raffica incuranti del disturbo recato al Viandante (e gli uccellini cinguettavano, ecc).&lt;br /&gt;Col suo carisma alla Al Pacino/Michael Corleone  (anche Magnus usava un fracco di brillantina), si sedette in cattedra, mentre ognuno si domandava: di cosa avrebbe parlato?&lt;br /&gt;Be' sapete? nessuna filippica da artistoide, né improbabili metodi per generare idee.&lt;br /&gt;Prese un libro di racconti cinesi, ne scelse uno a caso, e lo sceneggiò live on stage.&lt;br /&gt;In circa mezz'ora riempì 6 fogli Bristol 35x50, con quelle veloci geometrie che si usano a livello di storyboard.&lt;br /&gt;Soddisfatto, ripassò i disegni in modo da includere il testo e definire un po' le figure.&lt;br /&gt;Ma ciò che colpiva fu un "panel" verticale su due strisce (prima e terza vignetta incolonnate, su pagina di sei vignette, per capirsi) con la veduta in prospettiva accidentale - dal basso - di una scalinata di pietroni, con (ulteriore virtuosismo) angolo tra due rampe.&lt;br /&gt;Alla fine della performance - che fu, lo ribadisco, una vera lezione pratica su come tradurre un breve racconto ---&gt; in fumetto - chiese con studiata timidezza se qualcuno voleva conservare le tavole in ricordo della lezione.&lt;br /&gt;Si fece avanti un "tizio'' che assicurò cura e dedizione nella conservazione del tesoro raviolesco.&lt;br /&gt;Quella storia inedita di Magnus è, credo, ancora a casa del nostro ex-compagno, ma mai rivelerei nomecognome, solo sotto tortura.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114779185291327472?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114779185291327472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114779185291327472' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114779185291327472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114779185291327472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/05/magnus-un-uomo-non-ancora-pazzo-per-il.html' title='Magnus: un uomo non ancora pazzo per il fumetto'/><author><name>@lberto</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_RZUr1omV7j8/Sg5XqfUdpgI/AAAAAAAAAM4/fKTev013Zqk/S220/f_e_m+017.JPG'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114758651226686260</id><published>2006-05-14T07:41:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:39:59.584+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><title type='text'>Memento</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un nome che non si trova nella lista è quello del caro e indimenticabile &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ateo Cardelli&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Gigante buono delle zone imolesi, quando si iscrisse alla scuola, nel 1983, stava frequentando il DAMS, dove si sarebbe laureato con una tesi su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ken Parker&lt;/span&gt;. Tra le sue passioni  c'erano però soprattutto le arti marziali, che praticava da professionista (era solito dire "non saprei far male ad una mosca"), e le donne che sceglieva più come mamme putative - loro pare che apprezzassero la sua tenerezza ed anche una focosità che manifestava a tratti.&lt;br /&gt;Nelle sua vita Ateo commesse qualche (grande?) sbaglio, e, come i penitenti di certi romanzi cinesi, preferì abbandonare il mondo del chiasso per dedicarsi al figlio e all'assistenza dei ragazzi disabili. Uno di quest'ultimi, in un raptus, gli conficcò una lama nel petto. Suo malgrado Ateo ebbe le cronache dei necrologi.&lt;br /&gt;Meglio ricordarlo con grande sorriso rassicurante, mentre mostrava la sua enorme collezione di fumetti e di saggi sul cinema, e se gli chiedevi quando avrebbe scritto ancora per una rivista per cui lavorava, scuoteva il capo e ti diceva: "ora devo far visita a mamma, è anziana ... per il fumetto ci penso, ma non aspettatemi".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114758651226686260?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114758651226686260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114758651226686260' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114758651226686260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114758651226686260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/05/memento.html' title='Memento'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114733382380150930</id><published>2006-05-11T09:33:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:40:16.059+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><title type='text'>Se Solamente Tu Potessi Ricordare il Mio Nome</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Andrea Baldazzi * Roberto Carubbi * Enrico Fornaroli * Giorgio Franzaroli * Francesca Ghermandi * Ottavio Gibertini * Leila Marzocchi * Roberto Marchionni * Alberto Rapisarda * Fabio Randazzo * Stefano Ricci * Mario Rivelli * Massimo Semerano * Simona Stanzani * Davide Toffolo * Daniele Trombetti * Sauro Turroni ...&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114733382380150930?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114733382380150930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114733382380150930' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114733382380150930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114733382380150930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/05/se-solamente-tu-potessi-ricordare-il.html' title='Se Solamente Tu Potessi Ricordare il Mio Nome'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114726698123729748</id><published>2006-05-10T15:09:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:30:34.102+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Baldazzi scritti sparsi'/><title type='text'>Capitano, mio Capitano</title><content type='html'>Perchè il nostro attimo fuggente è li.&lt;br /&gt;Perchè - credo nel 1990 - Ad Javea (E) alle sei del mattino nel terrazzo dell'appartamento CalleMontanar 105 ho preso un foglio di ScottexCasa e con la biro ho disegnato il mio S.A.M. su decapottabile e gli ho fatto dire: Zanna Live!&lt;br /&gt;Quello Scottex, mai buttato."Andrea Pazienza e l'era Zio Feininger", Andrea Baldazzi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114726698123729748?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114726698123729748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114726698123729748' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114726698123729748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114726698123729748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/05/capitano-mio-capitano.html' title='Capitano, mio Capitano'/><author><name>Abald</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27708715.post-114709060928297158</id><published>2006-05-08T14:03:00.001+02:00</published><updated>2010-11-17T21:40:31.699+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Rapisarda racconta lo Zio Feininger'/><title type='text'>It was twenty (three) years ago</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"La Scuola di Fumetto e Arti Grafiche Zio Feininger" fu fondata nel 1983 da un gruppo di cartoonist appartenenti alla cosiddetta "scuola bolognese". In collaborazione con l'A.R.C.I. locale, &lt;strong&gt;Andrea Pazienza&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Marcello Jori&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Lorenzo Mattotti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Igort&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Giorgio Carpinteri&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Daniele Brolli&lt;/strong&gt; formano la prima squadra di insegnanti che terrà le lezioni presso l'Istituto Aldini Valeriani di Bologna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adeguatamente promosso e pubblicizzato anche a mezzo stampa, il Corso di Fumetto raccoglie oltre cento adesioni. I corsisti sono divisi in tre classi, ognuna delle quali segue giornalmente le lezioni di due degli insegnanti, per tre giorni la settimana. Lorenzo Mattotti si occupa di regia e struttura della tavola, Jori delle tecniche di colorazione, Carpinteri di disegno applicato, Igort di multimedialità, Brolli di sceneggiatura, ed Andrea Pazienza di generica (o omincomprensiva?) narrazione a fumetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima infornata di lezioni è coraggiosa e ricca di esperimenti didattici. Tra novembre 1983 e maggio 1984, gli autori-docenti danno di tutto e di più, al fine di stimolare l'intelletto degli aspiranti fumettisti. Gli allievi hanno età e preparazione assai eterogenea: alcuni già professionisti dell'illustrazione o di arti attigue - desiderosi di perfezionarsi nel fumetto -, altri appena quindi-sedicenni con la mente apertissima all'esperienza collettiva. Ma la maggior parte è composta da neo-diplomati soprattutto liceali, che intraprendono i corsi come scuola parauniversitaria: essi si preparano adeguatamente ad inserirsi nel settore editoriale, già fanno fruttare le lezioni come avviamento al lavoro a tutti gli effetti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Il primo anno di lezioni rende anche consueta la pratica di ospitare altri autori noti e competenti. Alcuni di essi negli anni successivi condurranno veri e propri stage, paralleli ai corsi canonici. Si ricordano &lt;strong&gt;Silvio Cadelo&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Massimo Giacon&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Nicola Corona&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Antonio Faeti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Magnus.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'anno successivo (1984-1985) è a numero chiuso: davvero Corso di Formazione Professionale approvato e finanziato dalla Regione Emilia Romagna, instaura una prassi di collaborazione con gli Enti Pubblici - che dà ottimi frutti. &lt;strong&gt;Lorenzo Miglioli&lt;/strong&gt; sostituisce Pazienza (che ha abbandonato Bologna per una vita in campagna), e il resto dei docenti - invariato - s'impegna a creare opportunità, affinché questo primo nucleo di autori metta in pratica le abilità acquisite: mostre collettive, pubblicazione su riviste di fumetti già avviate o create ex-novo, stutture collettive dove disegnare, scrivere, incontrarsi.&lt;br /&gt;Alla fine del secondo anno molti allievi hanno già pubblicato, e la scuola si prende una pausa di riflessione, a cui alterna comunque ottimi stage, come quello condotto dal citato Magnus, Maestro del fumetto di tutti i tempi.&lt;br /&gt;Nel frattempo la Scuola si costituisce in circolo culturale, si stabilisce un rapporto di reciproca collaborazione col Comune di Bologna, e attraverso il tenace impegno del solo Igort (Brolli, Iori, Miglioli ancora collaborano saltuariamente), e l'affiancamento organizzativo del dinamico ex-allievo &lt;strong&gt;Enrico Fornaroli&lt;/strong&gt;, sarà condotto qualche altro anno di corsi regolari. Poi il gruppo Feininger - ormai a tutti gli effetti squadra di disegnatori, soggettisti, coloristi, letterist - muta le attività scolastiche in altre forme di impegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ELENCO SPARSO DI CARTOONIST DAI PRIMI DUE ANNI&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Andrea Baldazzi, Roberto Carubbi, Enrico Fornaroli, Giorgio Franzaroli, Francesca Ghermandi, Leila Marzocchi, Alberto Rapisarda, Massimo Semerano, Simona Stanzani, Daniele Trombetti, Sauro Turroni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;altri nomi e altre annate in preparazione ;)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27708715-114709060928297158?l=ziofeininger.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ziofeininger.blogspot.com/feeds/114709060928297158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=27708715&amp;postID=114709060928297158' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114709060928297158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27708715/posts/default/114709060928297158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ziofeininger.blogspot.com/2006/05/it-was-twenty-three-years-ago.html' title='It was twenty (three) years ago'/><author><name>ZIO FEININGER</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03503182939616221103</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_ZQLXftyx7Ww/SF1WlZgPOLI/AAAAAAAAAKs/_sfaZJq7gyM/S220/concept.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry></feed>
